giovedì 8 agosto 2013

Q. XIV. Trionfale





Prende il nome dalla via Trionfale sulla quale passavano i guerrieri romani, a seguito di una vittoria sul nemico, per riscuotere gli onori del popolo. Gran parte degli storici, tuttavia, concorda nel non attribuire all'antica via Triumphalis l'esclusiva del percorso regale seguito dagli illustri festeggiamenti.
Il Trionfale è fra i primi 15 quartieri nati nel 1911, ufficialmente istituiti nel 1921. Prende il nome dalla via Trionfale, che lo attraversa. Questa era la strada attraverso la quale, i generali romani vincitori, entravano a Roma dopo le loro battaglie.
Durante tutto il Medio Evo, attraverso questa stessa via, i pellegrini provenienti dalla via Francigena arrivavano nella città eterna. A testimonianza di questo passato è rimasta la piccola chiesa rettoria di San Lazzaro in Borgo del XII secolo dove i pellegrini dovevano sostare prima di essere ammessi nella città.






Confini: largo Trionfale – via Leone IV – viale Vaticano – via Aurelia – via Anastasio II – via di Valle Aurelia – via del Pineto Torlonia – via della Pineta Sacchetti – via Trionfale – piazza di Monte Gaudio – via Trionfale – largo Trionfale

I criteri sottintesi alla suddivisione della città moderna hanno destinato la via principale, la Trionfale, a confine nord-orientale del quartiere con il risultato paradossale di relegare metà della via al quartiere Della Vittoria. Lo stesso destino di perifericità ha colpito il vecchio cuore del Trionfale, quello del celebre mercato. A dispetto della sua costante marginalizzazione (prima rispetto al centro della città e in seguito nei confronti del quartiere da cui prenderà le mosse), il nucleo del Trionfale basso ha avuto il suo ruolo nel condizionare i destini sociali del colle sovrastante. Questa zona, infatti, aveva all’origine tutte le carte in regola per contendere ai Parioli la palma della più elevata qualificazione sociale. L’urbanizzazione promossa a lungo dall’ingegnere Carlo Pompilio (e successivamente dalla Società edilizia Monte Mario) era mossa principalmente da quest’ultimo intento, puntando sulla signorile tipologia del villino. Ma solo un’esigua parte della borghesia aderì al progetto: l’aristocrazia borghese, infatti, non reputò Monte Mario all’altezza della propria rispettabilità lasciandolo alla sconsiderata edificazione del secondo dopoguerra. I motivi che stavano alla base di questo rifiuto erano molteplici: per guadagnare il colle era necessario attraversare le forche caudine del Trionfale basso, sviluppatosi nel primo dopoguerra con la sua edilizia di massa, il plebeo mercato all’aperto, quelle tradizioni popolari travasate in un irriducibile antagonismo politico e le cellule repubblicane e anarchiche originate dalla cospicua presenza dei “fornaciari”. Questi erano le antiche fornaci che si svilupparono durante il periodo di intensa attività edilizia successiva alla designazione, da parte del Parlamento, di Roma Capitale del Regno d’Italia. Ma lo sfruttamento della zona per l’estrazione dell’argilla e per la realizzazione dei mattoni risale al I sec. d.C., perdura fino al tardo Impero, e, dopo una flessione nel Medioevo, riprende a pieno ritmo durante il Rinascimento con la costruzione della Basilica di S. Pietro. Oggi rimangono gli emblematici resti delle fornaci Pomilia (all’interno del Parco Regionale Urbano Pineto) e Veschi, vicino alla stazione “Valle Aurelia” della linea metropolitana. Residui delle diciotto fabbriche di mattoni che, sfruttando le cave argillose, hanno fornito materiale per costruire la Roma papalina e successivamente la Capitale.


Antico Borgo dei Foranciari di Valle Aurelia



Il "Parco Urbano attrezzato di Monte Ciocci" è un'area demaniale compresa tra via delle Medaglie d'Oro, via Simone Simoni, via Anastasio II, via Baldo degli Ubaldi, via di Valle Aurelia, Ferrovia Roma Viterbo. Il Parco prende il nome dall'omonimo colle il cui toponimo è con ogni probabilità derivante dal Casal Ciocci, appartenuto alla famiglia Ciocchi Del Monte. Monte Ciocci è legato, nell'immaginario collettivo, alle scene della baraccopoli del film di Ettore Scola "Brutti, sporchi e cattivi". In questa area è previsto un importante intervento di riqualificazione di verde urbano, che dovrà portare ad un "continuum" di aree verdi fino al Pineto.
Nel parco è presente un trasmettitore della RAI.

VECCHIA ROMA cantata dai "coreAcore"