domenica 25 agosto 2013

Giovanna Marturano





Nata a Roma da famiglia sarda, studiò al Liceo classico Ennio Quirino Visconti nel rione Pigna e poi alla facoltà di architettura de La Sapienza, ma poi si ritirò poco dopo perché la sua famiglia nel 1936 si trasferì a Milano. Dopo il trasferimento a Milano divenne operaia e aderì al Partito Comunista Italiano che operava in clandestinità. Con l'arresto di uno dei suoi fratelli nel 1938 venne schedata dalla polizia come "sovversiva" e scontò un mese di carcere per propaganda antifascista, nel 1941 a Ventotene sposò Pietro Grifone durante il suo confino durante il fascismo. Nel 1943 operò come staffetta partigiana all'interno delle Brigate Garibaldi, anche al fianco di suo marito Pietro Grifone che, dopo lunghi anni di detenzione per antifascismo, era stato liberato e rischiava la fucilazione. A guerra finita continuò la militanza politica, conciliandola con una vita familiare impegnata dal figlio Carlo e dalla figlia Anna, e continuando ad aiutare il marito Pietro, che aveva assunto incarichi politici di grande responsabilità, divenendo parlamentare del PCI ed uno tra i fondatori e dirigenti del movimento dei contadini nel Sud d'Italia, nel quale si distinse per moderazione e lungimiranza. Dopo la Liberazione è stata insignita della medaglia di bronzo al valor militare per il suo contributo alla Resistenza, avendo operato come staffetta all'interno delle Brigate Garibaldi. Successivamente fu nominata responsabile dell'archivio del PCI.
È presidente onoraria dell'ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia) della provincia di Roma ed è costante negli ultimi anni la sua attività politica come memoria della resistenza.
Ha affermato, durante la celebrazione per la Festa della Liberazione del 2011 a Porta San Paolo a Roma, "ho 99 anni non voglio morire sotto Berlusconi. 
 Nel 2012, a 100 anni, si iscrive al Partito Democratico, nel Circolo Nuovo Salario, che viene intitolato alla sua memoria nel 2013; nello stesso anno il consiglio d'istituto del Liceo scientifico statale Augusto Righi ha votato contro il suo intervento all'interno del liceo per l'incontro su "Resistenza a Roma": la decisione ha suscitato polemiche e la dura reazione dell'ANPI É morta a Roma all'età di 101 il 22 agosto 2013, è stata ricordata dal sindaco di Roma Ignazio Marino come una delle figure più importanti della resistenza romana.



giovedì 8 agosto 2013

Q. XIV. Trionfale





Prende il nome dalla via Trionfale sulla quale passavano i guerrieri romani, a seguito di una vittoria sul nemico, per riscuotere gli onori del popolo. Gran parte degli storici, tuttavia, concorda nel non attribuire all'antica via Triumphalis l'esclusiva del percorso regale seguito dagli illustri festeggiamenti.
Il Trionfale è fra i primi 15 quartieri nati nel 1911, ufficialmente istituiti nel 1921. Prende il nome dalla via Trionfale, che lo attraversa. Questa era la strada attraverso la quale, i generali romani vincitori, entravano a Roma dopo le loro battaglie.
Durante tutto il Medio Evo, attraverso questa stessa via, i pellegrini provenienti dalla via Francigena arrivavano nella città eterna. A testimonianza di questo passato è rimasta la piccola chiesa rettoria di San Lazzaro in Borgo del XII secolo dove i pellegrini dovevano sostare prima di essere ammessi nella città.






Confini: largo Trionfale – via Leone IV – viale Vaticano – via Aurelia – via Anastasio II – via di Valle Aurelia – via del Pineto Torlonia – via della Pineta Sacchetti – via Trionfale – piazza di Monte Gaudio – via Trionfale – largo Trionfale

I criteri sottintesi alla suddivisione della città moderna hanno destinato la via principale, la Trionfale, a confine nord-orientale del quartiere con il risultato paradossale di relegare metà della via al quartiere Della Vittoria. Lo stesso destino di perifericità ha colpito il vecchio cuore del Trionfale, quello del celebre mercato. A dispetto della sua costante marginalizzazione (prima rispetto al centro della città e in seguito nei confronti del quartiere da cui prenderà le mosse), il nucleo del Trionfale basso ha avuto il suo ruolo nel condizionare i destini sociali del colle sovrastante. Questa zona, infatti, aveva all’origine tutte le carte in regola per contendere ai Parioli la palma della più elevata qualificazione sociale. L’urbanizzazione promossa a lungo dall’ingegnere Carlo Pompilio (e successivamente dalla Società edilizia Monte Mario) era mossa principalmente da quest’ultimo intento, puntando sulla signorile tipologia del villino. Ma solo un’esigua parte della borghesia aderì al progetto: l’aristocrazia borghese, infatti, non reputò Monte Mario all’altezza della propria rispettabilità lasciandolo alla sconsiderata edificazione del secondo dopoguerra. I motivi che stavano alla base di questo rifiuto erano molteplici: per guadagnare il colle era necessario attraversare le forche caudine del Trionfale basso, sviluppatosi nel primo dopoguerra con la sua edilizia di massa, il plebeo mercato all’aperto, quelle tradizioni popolari travasate in un irriducibile antagonismo politico e le cellule repubblicane e anarchiche originate dalla cospicua presenza dei “fornaciari”. Questi erano le antiche fornaci che si svilupparono durante il periodo di intensa attività edilizia successiva alla designazione, da parte del Parlamento, di Roma Capitale del Regno d’Italia. Ma lo sfruttamento della zona per l’estrazione dell’argilla e per la realizzazione dei mattoni risale al I sec. d.C., perdura fino al tardo Impero, e, dopo una flessione nel Medioevo, riprende a pieno ritmo durante il Rinascimento con la costruzione della Basilica di S. Pietro. Oggi rimangono gli emblematici resti delle fornaci Pomilia (all’interno del Parco Regionale Urbano Pineto) e Veschi, vicino alla stazione “Valle Aurelia” della linea metropolitana. Residui delle diciotto fabbriche di mattoni che, sfruttando le cave argillose, hanno fornito materiale per costruire la Roma papalina e successivamente la Capitale.


Antico Borgo dei Foranciari di Valle Aurelia



Il "Parco Urbano attrezzato di Monte Ciocci" è un'area demaniale compresa tra via delle Medaglie d'Oro, via Simone Simoni, via Anastasio II, via Baldo degli Ubaldi, via di Valle Aurelia, Ferrovia Roma Viterbo. Il Parco prende il nome dall'omonimo colle il cui toponimo è con ogni probabilità derivante dal Casal Ciocci, appartenuto alla famiglia Ciocchi Del Monte. Monte Ciocci è legato, nell'immaginario collettivo, alle scene della baraccopoli del film di Ettore Scola "Brutti, sporchi e cattivi". In questa area è previsto un importante intervento di riqualificazione di verde urbano, che dovrà portare ad un "continuum" di aree verdi fino al Pineto.
Nel parco è presente un trasmettitore della RAI.

VECCHIA ROMA cantata dai "coreAcore"