venerdì 29 marzo 2013

La colazione di Pasqua a Roma





La mattina di Pasqua, a Roma, ma anche in tutto il Lazio, fino ad arrivare anche nelle zone confinanti con l’Umbria, si consuma una tradizionale colazione, che per quanto sia solamente il preludio per il ricco pranzo di festa, è molto abbondante, ricca di tante portate, sia dolci che salate. Sarà una sopresa per chi non conosce questa usanza ritrovarsi per la colazione la tavola imbandita di piatti inconsueti per il primo pasto della giornata, e vi capiterà soprattutto se siete ospiti di qualche famiglia romana di vecchia generazione. Per la religione cristiana questo momento serve a celebrare la fine del digiuno e il ritorno alla vita. Seppur con significati diversi troviamo sulle tavole ebraiche gli stessi alimenti, infatti l’agnello simboleggia per questa religione non il corpo di Cristo, ma la liberazione dalla schiavitù, e le uova, altro importante simbolo, sono per i cristiani un simbolo di resurrezione, mentre per gli ebrei danno loro il significato di nuova vita.

 Per allestire come si deve la tavola per questa importante occasione, alla quale spesso viene data più importanza che al pranzo pasquale, bisogna apparecchiare come per un pasto normale, quindi con tutte le posate, piatti e bicchieri, e non come per una normale colazione.

Se non volete poi svegliarvi all’alba sarà bene che prepariate la maggioranza delle portate il giorno prima, per poi ridurre alla mattina solamente facili e rapidi piatti. Inoltre cercate di servire la colazione il prima possibile, per evitare di rovinare l’appetito per il pranzo.Preparate quindi con anticipo la pizza sbattuta, una sorta di pan di spagna, per la parte dolce della colazione, che di solito si mangia insieme alle uova di cioccolato. La colazione pasquale è tra l’altro una buona occasione per far scartare le uova ai bambini, che così potranno scoprire la sopresa.

La parte salata è molto ricca, con piatti che è strano immaginare di mangiare la mattina presto. Ogni famiglia ha le proprie tradizioni, per esempio solo in alcune case troverete la frittata di carciofi, che però sono un ingrediente fondamentale di un piatto d’obbligo per questo pasto: la coratella con i carciofi, che sembrerà strano, ma è apprezzatissima dai romani, anche al mattino.

Possono esserci sulla tavola anche varie torte salate, da preparare secondo il gusto della famiglia. Non mancano mai le uova sode, la corallina, un particolare tipo di salame, ad mangiare insieme alla famosa pizza di pasqua. Questo è un momento molto importante per la tradizione romana, tuttavia se avete ospiti, non pretendete che provino necessariamente la coratella con i carciofi, piuttosto assicurategli un buon caffè e una fetta di colomba e invitatelo a provare la cioccolata delle uova con la pizza sbattuta.

lunedì 18 marzo 2013

Q. XII. Gianicolense




 
Veduta aerea Monteverde Nuovo anni 50 in prima vista l'ospedale san Camillo



Superficie: 776,82 ha.

Confini attuali: via di Porta San Pancrazio - via Vitellia - via di Donna Olimpia - Cinconvallazione Gianicolense - viale Trastevere - Mura Gianicolensi - Porta San Pancrazio.

Origine del nome: prende il nome dal Colle Gianicolo compreso nel Rione storico di Trastevere, intorno al quale agli inizi del '900 è avvenuta la prima espansione urbana di Monte Verde. Il nome del colle secondo la tradizione deriverebbe dal dio Giano che vi avrebbe fondato un centro abitato conosciuto con il nome di Ianiculum.

Storia: comunemente chiamato dagli abitanti "Monte Verde", in genere non viene percepito come un unico quartiere, ma suddiviso in tre sub-quartieri: Monte Verde Vecchio (che comprende anche la località Ponte Bianco), Monte Verde Nuovo e Colli Portuensi. La zona è sorta intorno a due nuclei inizialmente distinti: Monte Verde Vecchio e Monte Verde Nuovo. A dispetto del nome, i due nuclei, ormai saldati tra loro, hanno la stessa origine contemporanea: entrambi furono decisi, nei principali assetti viari, dal piano regolatore del 1909. Sta di fatto che mentre il primo ebbe quasi subito la consistenza di "quartiere", il secondo rimase fino al dopoguerra in prevalenza campagna e fu completato negli anni ‘60, anche grazie alle olimpiadi che comportarono, fra l’altro, la realizzazione di un importante asse viario, l’Olimpica.



La costruzione della via Olimpica per le olimpiadi di Roma '60.



Monte Verde Vecchio si snoda intorno al rettifilo di via Carini che inizia quasi davanti alla storica Porta San Pancrazio e arriva con diverse denominazioni nei pressi di Ponte Bianco, ponte ferroviario degli anni venti, fino alla piazza Rosolino Pilo, dove sorge la chiesa parrocchiale "Regina Pacis", che costituisce il vero centro del quartiere.
La zona detta Monte Verde Nuovo, si estende oltre via di Donna Olimpia, ed ebbe origine dalla lottizzazione della settecentesca Villa Baldini. Ciò che rimane della villa è il giardino di largo Alessandrina Ravizza; l'edificio padronale oggi ospita la scuola elementare "Oberdan". Intorno ad essa e soprattutto lungo via Giulia di Gallese, rimangono dei bellissimi villini di inizio '900, tutti con giardino privato, che costituiscono un esempio di discreta qualità urbana e ambientale, rintracciabile anche in altre



Via Donna Olimpia anni '50 prima dell'urbanizzazione


Via Donna Olimpia oggi



Ma in quest’area non ci sono solo ville: in seguito alle demolizioni operate nel centro della città per volontà del Fascismo, vennero costruite le Case Popolari di via di Donna Olimpia per gli sfollati del Rione Borgo, soprannominate sarcasticamente dagli inquilini "i grattacieli". Queste contrastano anche con l'edilizia successiva, che sarà soprattutto signorile, anche se di pessima qualità. L'insediamento poi dell'"Ospedale del Littorio", oggi "San Camillo", contribuirà ad attrarre il ceto medio borghese fatto soprattutto di medici, impiegati statali e professionisti.



Circonvalazione Gianicolense

venerdì 15 marzo 2013

Accattone




Locandia del film



Il film è una metafora di quella parte di Italia costituita dal sottoproletariato che vive nelle periferie delle grandi città senza alcuna speranza per un miglioramento della propria condizione, a cui non resta che la morte come via di uscita da una condizione disperante.
Il film doveva essere prodotto da Federico Fellini, che tuttavia si tirò indietro all'ultimo momento, preoccupato dall'imperizia di Pasolini con le tecnicità del mezzo, a cui si avvicina per la prima volta con questo progetto. Il film sarà quindi prodotto da Alfredo Bini.


 
Celebre scena davanti al bar Necci al Pigneto


Le riprese del film furono effettuate tra l'aprile e il luglio 1961. La scelta di utilizzare in massima parte attori non-professionisti esprime la convinzione di Pasolini che essi non sono "rappresentabili" da nessun altro che da essi stessi in quanto soggetti incontaminati, puri, privi delle sovrastrutture imposte dalla società. 
Per girare gli esterni, la piccola troupe (composta, tra gli altri, dal giovane Bernardo Bertolucci in veste di aiuto regista) si spostava nei luoghi simbolo della periferia romana: via Casilina, via Portuense, via Appia Antica, via Baccina, Ponte Sant'Angelo, Acqua Santa, via Manuzio, Ponte Testaccio, il Pigneto, borgata Gordiani, Centocelle, la Marranella, Subiaco (il cimitero).


scena a villa Gordiani
Pasolini durante le riprese

Franco Citti durante le riprese a Centocelle


Il costo approssimativo del film si aggirò intorno ai cinquanta milioni, quanto un "film di serie B" di quegli anni. 
La voce di Franco Citti è in realtà quella dell'attore Paolo Ferrari, scelto da Pasolini, che seguì personalmente il doppiaggio del film. 
Presentato alla 26ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia il 31 agosto1961, il film di Pasolini ricevette dure contestazioni. Alla "prima" del film al cinema Barberini a Roma, un gruppo di giovani neofascisti cercarono di impedire la proiezione, lanciando bottiglie d'inchiostro contro lo schermo, bombette di carta e finocchi tra il pubblico. Ci furono colluttazioni e la visione del film fu sospesa per quasi un'ora.


  
Citti e Pasolini durante una pausa nelle riprese del film


La pellicola uscì nelle sale il 22 novembre 1961. Il film sarà bloccato in sede di censura e ritirato da tutte le sale italiane. 
Nel 1962 viene presentato al Festival Internazionale del cinema di Karlovy Vary (Cecoslovacchia) e vince il Primo premio per la regia. Nel 1962 l'avvocato e politico Salvatore Pagliuca fece causa a Pasolini e alla società Arco film perché nel film un criminale aveva il suo stesso nome, chiedendo il risarcimento dei danni morali e l'eliminazione del suo nome, ottenendo il risarcimento dei soli danni materiali.



sabato 2 marzo 2013

Armando Trovajoli






E’ morto a Roma all’età di 95 anni il maestro Armando Trovajoli. Musicista e compositore, autore delle colonne sonore di circa 300 film, è morto qualche giorno fa, ma la moglie Maria Paola ne ha dato la notizia solo oggi, sottolineando che la volontà del maestro era quella di “non pubblicizzare la sua morte né i suoi funerali e di essere cremato”. Con la voce rotta dall’emozione la moglie ha voluto ricordare il compagno di una vita: “Se n’è andato l’uomo musicalmente più grande e umanamente stupendo. Mio marito da più di 40 anni, la mia vita”.
Nato a Roma nel 1917 da un padre violinista, Trovajoli inizia a suonare musica a sei anni, passando presto dal violino al pianoforte. Dopo il diploma si dedica con grande successo al jazz: in carriera suonerà accanto a Miles Davis, Duke Ellington e Louis Armstrong. La fama arriverà però grazie alle collaborazioni con il mondo del cinema. Sue infatti alcune delle più celebri colonne sonore della storia: da “Riso amaro” a “La Ciociara“. La collaborazione con Vittorio De Sica, in particolare, fu particolarmente fortunata: oltre al capolavoro che consacrò Sophia Loren, Trovajoli realizzò le musiche di “Ieri, oggi e domani” e di “Matrimonio all’italiana”.
Metterà in note commedie musicali entrate nell’immaginario popolare, come ”Ciao Rudy”, “Aggiungi un posto a tavola” e “Rugantino”. Per quest’ultima scrisse – musicando un testo di Garinei e Giovannini – il suo brano forse più famoso, “Roma, nun fa’ la stupida stasera“, dedicato alla sua amatissima città natale.


VECCHIA ROMA cantata dai "coreAcore"