mercoledì 14 novembre 2012

Poveri ma Belli







Ci sono dei film che sono stati per la città di Roma un vero e proprio trampolino di lancio. 
Poveri ma belli di Dino Risi del 1956, pietra miliare della commedia all’italiana, che ha consacrato Roma come ciak cinematografico per eccellenza a livello nazionale.
Questo film, che è diventato nel tempo un cult, ha fatto sognare intere generazioni, donando una immagine di Roma eterna, come se il tempo si fosse fermato e cristallizzato per sempre nelle rappresentazioni della pellicola.
La capitale non fu un semplice scenario, in cui gli attori si muovevano nelle diverse azioni, ma è il caso di dire che diede valore aggiunto alla pellicola, contribuendo al suo successo, tanto che è un film rimasto nella memoria di molti.
Ancora oggi Poveri ma belli viene visto, quando replicato, da molte persone desiderose di fare un salto indietro nel tempo, per riassaporare l’atmosfera che si respirava a Roma in quegli anni: una città genuina, solare e semplice. 
Rispetto a come si usa fare oggi, il film fu realizzato in estrema economia, ottenendo comunque un grandissimo consenso di pubblico. Se da una parte, la critica accolse in modo scettico l’opera, dall'altra gli spettatori lo amarono sin da subito. Poveri ma belli segnò infatti il confine nel passaggio tra il neorealismo e la commedia all’italiana, che mirava invece allo svago, al divertimento e alla leggerezza.
Il grande successo fu merito anche del cast composto da giovani attori, che divennero dopo il film dei divi: Renato Salvatori, Maurizio Arena, Marisa Allasio, Lorella De Luca e Alessandra Panaro.









Le vicende narrate sono molto semplici e, forse proprio per questo, capaci di creare condivisione nello spettatore di un tempo: due amici d’infanzia che entrano in competizione per una donna.
I due protagonisti sono Romolo e Salvatore, due ragazzi che vivono in uno dei più antichi rioni di Roma. I due sono dei bulli un po’ spacconi che amano divertirsi, uscire e corteggiare le ragazze invece di dedicarsi al lavoro. 







Il fascino intramontabile di Poveri ma belli, è nel mostrare la società degli anni Cinquanta. Come si divertivano, vestivano e comportavano i ragazzi di un tempo: le prime vespe, le feste in spiaggia o sulle terrazze dei genitori. Una immagine schietta non solo di Roma ma dell’Italia di quegli anni, appena uscita dalla guerra, dove si cercava di guardare avanti e si facevano enormi sacrifici economici per arrivare al giorno dopo.










L’Italia dove i ragazzi erano dei Don Giovanni, mai eccessivi, che architettavano una miriade di trucchi nel tentativo, alcune volte anche goffo, di conquistare le loro amate. Le ragazze, dall’altra parte, erano ribelli, svampite e sognatrici, si vestivano con abiti alla moda e indossavano i primi bikini.
Oggi la società è irrimediabilmente cambiata, e se per certi aspetti è un bene, dall’altro c'è qualcosa da rimpiangere.

VECCHIA ROMA cantata dai "coreAcore"