mercoledì 31 ottobre 2012

Q. VIII. Tuscolano




Porta Furba




Superficie: 715,72 ha.

Confini attuali: porta S. Giovanni (esclusa), mura urbane, porta Maggiore (esclusa), piazzale Labicano, via Casilina, via di Centocelle, via dell’Aeroporto, via del Quadraro, via Appia Nuova, piazza C. Cantù, piazza dell’Alberone, piazza di Ponte Lungo, piazza dei Re di Roma, piazzale Appio, porta S. Giovanni (esclusa).
Origine del nome: il toponimo deriva dall’antica città di Tusculum (l’attuale Frascati) alla quale si giungeva per mezzo della via Tusculana, di origini medievali.

Storia: osservando il Tuscolano oggi, ad altissima densità di popolazione e speculazione edilizia, è interessante confrontare le descrizioni contenute nei libri degli anni ‘40, quando il quartiere si mostrava ancora rado di popolazione e di abitazioni. Si sognava di corredare la via Tuscolana di casette recinte da orti e da giardini, che avrebbero dovuto costituire la deliziosa catena che congiungeva l’Urbe ai suoi sobborghi naturali: i Castelli. Si auspicava la creazione di una zona salubre e ridente, importante economicamente e redditizia per il mercato romano, ricca di orti e di allevamenti familiari. Nel 1936 il Tuscolano arrivava appena a Porta Furba dove si trovavano poche costruzioni rurali in aperta campagna. Tuttavia, già nel 1942, abbandonato quel sapore soave di una zona rurale, le vigne cominciavano a piegarsi all’ondata delle aree costruibili, soprattutto nel primo tratto della Tuscolana. Già in quegli anni al quartiere Tuscolano si assegnava l’epiteto di “umile” in contrapposizione al “luminoso” dei Parioli, quasi in previsione di uno sviluppo disordinato che avrebbe poi caratterizzato gli anni successivi. A seguito dell’urbanizzazione della zona si sono create condizioni di invivibilità ed è aumentata l’insoddisfazione degli urbanisti per un tessuto edilizio compatto, un vero e proprio agglomerato con punte di altissima densità.



Palazzi della INA Case al Quadraro





Don Bosco


Oggi la ripetitività dei moduli delle facciate rende “disumani” i grandi assi viari, fiancheggiati dal monotono anonimato degli edifici, spersonalizzati e privi di elementi decorativi. Si tratta di una urbanistica casuale e frettolosa, basata sulla speculazione edilizia, con scarsi spazi liberi, poche aree previste per i servizi di quartiere e con aree verdi, a parte il grandissimo parco dell'acquedotto Claudio,  praticamente inesistenti.

VECCHIA ROMA cantata dai "coreAcore"