sabato 9 giugno 2012

Silvana Mangano










Figlia d'un ferroviere siciliano e di una madre inglese che sognava un avvenire nel ballo, studia danza classica presso Jia Ruskaja , partecipa a vari concorsi di bellezza - all'età di 16 anni è eletta Miss Roma - e appare come figurante in pellicole d'un certo pregio ("Il delitto di Giovanni Episcopo", 1947, di Alberto Lattuada). La sua consacrazione giunge, subitanea, con "Riso amaro" (1949) di Giuseppe De Santis: qui, mondina provocante e dalle carni nivee, le calze a mezza coscia e l'aria sfrontata, s'impone come primo simbolo del sesso nazionale nell'Italia del dopoguerra, una sorta di risposta indigena alla hollywoodiana Rita Hayworth.






Il matrimonio con il produttore Dino De Laurentiis, il medesimo anno, le consente di gestire al meglio la propria carriera: nelle stagioni a venire, avrà modo di lavorare coi più quotati interpreti italiani (Gassman, Vallone, Nazzari, Sordi) ed internazionali (Douglas, Quinn, Perkins), diretta da cineasti di prestigio (Camerini, De Sica, Lizzani, Monicelli, Visconti, Pasolini).






Ancora seduttiva e passionale ne "Il lupo della Sila" (1949) di Duilio Coletti e ne "Il brigante Musolino" (1950) di Camerini,in "Anna" (1951) di Lattuada è una ballerina di night che si fa suora e ne "L'oro di Napoli" (1954; l'episodio è "Teresa") di Vittorio De Sica una prostituta che si sposa. Di nuovo protagonista, accanto a Yves Montand, di un film di De Santis, "Uomini e lupi" (1956), si cimenta pure in ruoli da commedia - ne "La grande guerra" (1959) di Mario Monicelli e in "Crimen" (1961) di Mario Camerini - sempre prediligendo, tuttavia, quelli drammatici, come l'intensa Edda Ciano de "Il processo di Verona" (1963) di Carlo Lizzani. Via via più selettiva nelle proprie scelte, in seguito ella compare di preferenza in opere di qualità, sotto la direzione di Pasolini (è Giocasta in "Edipo re", 1967, inquieta borghese in "Teorema", 1968) e Visconti (in "Morte a Venezia", 1971, è la madre di Tadzio; in "Ludwig", 1972, e "Gruppo di famiglia in un interno", 1974, dà vita a figure torbide e perfide). Ritiratasi dal cinema a metà degli anni Settanta per dedicarsi esclusivamente alla famiglia, vi torna nel 1984, partecipando a "Dune" di David Lynch, prodotto dalla figlia Raffaella; infine, si congeda incarnando in maniera indimenticabile la moglie dell'atipico viaggiatore - uno strepitoso Marcello Mastroianni - al centro di "Oci Ciornie" (1987) di Nikita Michalkov. Colpita da un gravissimo lutto (la scomparsa repentina dell'adorato figlio Federico), si separa dal marito - col quale si era, da tempo, trasferita negli Stati Uniti - e torna in Europa. Qui, vittima di un tumore ai polmoni, si spegne nell’89 in una clinica madrilena.

VECCHIA ROMA cantata dai "coreAcore"