martedì 29 maggio 2012

Mino Pecorelli







Carmine Pecorelli conosciuto come Mino, fu un giornalista italiano assassinato a Roma in circostanze ancora non del tutto chiarite. Dopo la laurea in Giurisprudenza, iniziò la carriera di avvocato, diventò un esperto di diritto fallimentare e fu nominato capo ufficio stampa del ministro Fiorentino Sullo, iniziando così ad entrare nel giornalismo.
Diresse OP, rivista prima mensile poi settimanale, che trattava di politica, in particolare di scandali della politica, e comunque di chi in qualche modo aveva qualche potere in Italia, fornendo notizie in anteprima che il Pecorelli stesso raccoglieva grazie alle sue numerosissime aderenze in molti ambienti dello stato, ed accompagnandovi analisi dello stesso. Politici, dirigenti statali, militari, agenti segreti (e forse anche criminali d'alto bordo) leggevano la sua testata con frenetica costanza per scorgervi acute indicazioni su cosa era successo o sagaci previsioni su cosa stava per accadere.






Pecorelli aveva una singolare predisposizione, quasi un dono, a scorgere immediatamente fra le righe di uno scarno comunicato o nella banalità di una semplice frase indizi rivelatori di oscuri collegamenti, occulte manovre, recondite intenzioni. Dotato di spiccato senso storico e grandissimo conoscitore della realtà politica, militare, economica e criminale italiana, riusciva a tradurre gli apparentemente innocui avvenimenti in corso in deduzioni che registravano con fedeltà chi faceva cosa in Italia. Sorvegliato speciale dei servizi segreti, aveva con essi un ambiguo rapporto di scambio di informazioni, probabilmente essendo più venditore che acquirente, come provano i tantissimi piccoli indiretti accenni che a proposito delle vicende più disparate ebbero a sortire in procedimenti giudiziari e di commissioni inquirenti. OP appare, almeno incidentalmente, in talmente tanti procedimenti, da costituire quasi un soggetto storico a sé nel riferimento del periodo.
Pecorelli era iscritto alla Loggia massonica P2 di Licio Gelli. Il ritrovamento del suo nome nelle liste degli aderenti non destò alcuna sorpresa.






La sera del 20 marzo 1979 fu ucciso nel quartiere Prati di Roma, poco lontano dalla redazione del suo giornale, con quattro colpi di una pistola calibro 7,65. I proiettili trovati nel suo corpo sono molto particolari, della marca Gevelot, assai rari sul mercato (anche su quello clandestino), ma dello stesso tipo di quelli che sarebbero poi stati trovati nell'arsenale della Banda della Magliana nascosto nei sotterranei del Ministero della Sanità. 





Nei mesi a seguire le ipotesi sul mandante e sul movente nacquero a grappoli: da Gelli e la mafia, fino ad arrivare ai petrolieri ed ai falsari di De Chirico. La supposta relazione tra l'omicidio Moro e quello di Pecorelli, teoria che attualmente gode del maggior credito, venne fuori solo più tardi.
Nel 1993 il pentito Tommaso Buscetta, interrogato dai magistrati di Palermo, parlò per la prima volta dei rapporti tra politica e mafia e raccontò, tra le altre cose, di aver saputo dal boss Gaetano Badalamenti che l’omicidio Pecorelli sarebbe stato compiuto nell’interesse di Giulio Andreotti.




VECCHIA ROMA cantata dai "coreAcore"