martedì 21 febbraio 2012

Agostino Di Bartolomei



La mattina del 30 maggio 1994 sul balcone della propria villa di San Marco di Castellabate (Sa) si uccideva con un colpo di pistola al cuore Agostino di Bartolomei, ex centrocampista di Roma e Milan. Se ne andava a dieci anni esatti dalla finale di Coppa dei Campioni persa dai giallorossi contro il Liverpool ai calci di rigore. Aveva soltanto 39 anni. Il giorno del funerale, sul feretro c’era spiegata la sua fascia di capitano e le sciarpe di Roma e Salernitana. I tifosi gli dedicarono uno striscione: Niente parole... solo un posto in fondo al cuore. Ciao Ago!. Di Bartolomei, il “campione troppo solo”, come lo definiva Tosatti in un articolo del Corriere della Sera. “Diba” per i tifosi della Roma o “Ninnaò” per chi gli rimproverava certe “dormite” a centrocampo o ancora “Caligola” per la sua grinta. Eccellente di tecnica e robusto di fisico, le sue punizioni e i suoi rigori avevano un’alta probabilità di colpire nel segno. La velocità non era il suo forte, ma compensava questo suo “difetto” con il senso della posizione in campo.



Nasce l’8 aprile 1955 nel quartiere romano del Tormarancia e cresce nella scuola calcistica del padre, calciatore come lui, dimostrando fin da subito di poter diventare qualcuno. Appena diciassettenne esordisce in serie A indossando i colori giallorossi. Dal ’72 all’84 conta 11 stagioni con la Roma, 237 presenze e 50 gol segnati. E’ in questa squadra che il capitano, il numero 10, darà il meglio di se stesso. Viene dato in prestito solo un anno, nella stagione 75/76, al Vicenza per maturare. Il campionato 77/78 è il più produttivo: realizzerà 10 reti. Nella stagione 82/83 è uno degli artefici del secondo storico scudetto della Roma.





 L’anno seguente il capitano guida i giallorossi nell’avventura della Coppa Campioni. Il cammino è esaltante e la finale è in programma proprio a Roma il 30 maggio. Contro il Liverpool i tempi supplementari finiscono 1-1 e si va ai rigori. Agostino segna il primo della serie, ma gli errori di Bruno Conti e Francesco Graziani consegnano la coppa agli inglesi. È la fine di un sogno. Si parlerà a lungo di una lite violenta a fine gara con l’altro leader della squadra, il “divino” Paulo Roberto Falcao, che, stranamente, non era rientrato nella cinquina dei rigoristi. Meno di un mese dopo, Di Bartolomei alza al cielo la Coppa Italia, l’ultimo trofeo vinto con la Roma. Ancora qualche giorno e segue il suo maestro Liedholm al Milan.




Alla Roma è in arrivo il calcio tutta corsa di Sven Goran Eriksson e per Agostino non c’è più spazio. Fu mandato poi al Cesena, per concludere poi la sua carriera calcistica nel 1990 nella Salernitana, contribuendo alla promozione in serie B dopo 24 anni di assenza. Malgrado il suo rancore nei confronti della vecchia dirigenza della Roma, attese a lungo che la società lo cercasse per avere un incarico ufficiale nella squadra, come allenatore o dirigente, ma la chiamata non arrivò mai nonostante gli fossero state fatte delle promesse. Diventò poi opinionista per la RAI durante i mondiali di calcio ‘90. Era appassionato di pittura, musica, leggeva molto, collezionava quadri, adorava la natura e gli animali e aveva mille altri interessi. Di Bartolomei ha cercato di fare anche l’assicuratore, ma il desiderio di lavorare nell’ambiente calcistico era troppo forte. Quando morì, fu trovato un biglietto. Il suo “sentirsi chiuso in un buco, come lui affermava, lo stava annientando, la crisi economica, il rifiuto di un prestito e il sentirsi abbandonato dagli ex-compagni, lui, che credeva molto nell’amicizia, sono i motivi alla base del gesto. Ha imparato a proprie spese cosa significa soffrire di nascosto terribili umiliazioni. Nei suoi confronti le società sportive non hanno mai versato contributi previdenziali. Succede spesso a chi fa questo mestiere. Al tempo di Agostino, non c’erano nemmeno gli ingaggi miliardari di adesso. Il Comune di Roma gli ha dedicato una strada proprio nel suo quartiere, e a San Marco di Castellabate era già stata fondata a suo nome una scuola per giovani calciatori. Marisa, moglie inseparabile, ha portato avanti con coraggio le sue attività. Agostino rimane per sempre nel cuore dei tifosi romanisti. Anche nell’ultima giornata del campionato 2006-07 la Curva Sud ha dedicato un coro al suo campione: “Oh, Agostino, Ago Ago Ago Agostino gol”…





VECCHIA ROMA cantata dai "coreAcore"