sabato 14 gennaio 2012

Aldo Fabrizi



Nasce a Roma il 1° novembre del 1905, vicino a Campo de’ Fiori, in vicolo delle Grotte, da Giuseppe, carrettiere e Angela Pietrucci che gestisce un banco di frutta al mercato di Campo de’ Fiori. E’ il primogenito di sei figli, di cui cinque femmine.
La madre resta vedova a trentasette anni. Aldo, che ha 11 anni, è costretto a lasciare la scuola e, per aiutare la famiglia, si adatta a fare qualsiasi mestiere: facchino, vetturino, tipografo, falegname, portiere e tanti altri.
Comincia ben presto a scrivere poesie e testi di canzoni che lo avvicinarono al mondo del teatro e dello spettacolo.
Nel 1928 lavora nella redazione del giornale Rugantino e scrive poesie dialettali che pubblica quasi quotidianamente.
Alla fine del 1929 conosce in un teatro la cantante romana Beatrice Rocchi, in arte Reginella, cui era stata affidata l’interpretazione di alcune canzoni di Fabrizi; a lui piacque subito, soprattutto la voce: la più bella del mondo. Lei era famosa, cantava nei teatri più importanti di Roma. Si fidanzarono ed iniziarono a cantare insieme in vari teatri di tutta Italia.
Nel 1932 sposa finalmente la sua “Reginella” che in seguito lascia definitivamente il palcoscenico, per dedicarsi alla casa e ai due figli gemelli Wilma e Massimo. Padrino del battesimo Federico Fellini, che diventerà sceneggiatore dei suoi primi film.
Il mondo del cinema apre le porte a Fabrizi con “Avanti c’è posto” del 1942 e “Campo de’ Fiori” del 1943 ed arriva subito il successo. Ma il neorealismo lo renderà celebre nel mondo attraverso il film di Roberto Rossellini: “Roma città aperta” del 1945. 


Fabrizi in una scena di Roma città aperta


Seguono molti altri film che ingrandiscono la sua popolarità. Negli anni ’50 è lui stesso regista di nove film e nel teatro è memorabile la sua interpretazione del boia di Roma, Mastro Titta, nel Rugantino di Garinei e Giovannini (anni ’60).
Ottiene il Nastro d’Argento come miglior attore non protagonista del film di Ettore Scola “C’eravamo tanto amati”, basato sugli ultimi giorni dell’occupazione di Roma da parte delle milizie naziste alla fine della seconda guerra mondiale.
Gli piaceva mangiare e scherzava sul suo fisico imponente, evidente prova della sua passione per il cibo, principalmente per i piatti caratteristici della cucina romana; ma nell’ultimo periodo dei suoi anni, con suo grande dispiacere, problemi di salute lo costrinsero a mettersi a dieta. Testimoniano questa sua passione due raccolte di poesie, “La Pastasciutta” del 1971 e “Nonna Minestra” del 1974.


 Nel 1983 muore la moglie Reginella e dal quel momento si chiude sempre di più in casa.
Il 2 aprile del 1990 Aldo Fabrizi muore e le esequie vengono fatte nella chiesa di San Lorenzo in Damaso, nei pressi di Campo de’ Fiori. La bara viene portata sopra una carrozzella. Tanta gente al suo funerale, tutti quelli che lo avevano amato. Aveva da pochi giorni ricevuto un David di Donatello alla carriera.
Fabrizi è considerato uno dei migliori comici romani, l’anima di Roma; in quanto si trovava perfettamente a suo agio nei ruoli brillanti così come in quelli drammatici. Del popolo romano l’attore ha canzonato, in oltre cinquant’anni di carriera, cattive abitudini e debolezze, con quella sua comicità cinica e senza illusioni.

Poesia

Appresso ar mio, nun vojo visi affritti, / e pe’ fà ride’ pure a ‘st’occasione / farò un mortorio con consumazione… / in modo che chi venga n’approfitti. / Pe’ incenso, vojo odore de soffritti, / ‘gni cannella dev’esse’ un cannellone, / li nastri, sfoje all’òvo e le corone / fatte de fiori de cucuzze fritti. / Li cuscini, timballi de lasagne, / da offrì ar momento de la sepportura / a tutti quelli che “sapranno” piagne’. / E su la tomba mia, tutta la gente / ce leggerà ‘sta sola dicitura: / TOLTO DA QUESTO MONDO TROPPO AL DENTE.” (A.Fabrizi)

VECCHIA ROMA cantata dai "coreAcore"