lunedì 10 dicembre 2012

Steno



Stefano Vanzina in arte Steno



 
Uno dei talenti più prolifici dei nostri schermi. Con 73 regie (più un film e una miniserie per la televisione), oltre 100 sceneggiature, 48 anni di carriera, ha attraversato la storia del cinema italiano, sperimentando ogni genere, incrociando tutti i protagonisti della comicità all'italiana, lavorando con alcuni dei produttori più bizzarri e geniali. Sapeva come girare bene, sapeva intuire i gusti del pubblico, e soprattutto sapeva restare nei budget. Mai, nella sua lunga carriera, ha fallito un film. Garantiva sicurezza. I produttori gli affidavano un progetto, lui lo portava a termine con scrupolo, intelligenza e gusto. Perché, più di ogni altro, aveva inchinato brillantezza intellettuale e raffinata cultura a un mestiere che considerava artigiano. Si divertiva a raccontare storie farsesche e popolari , ricche di svariati personaggi che si divertiva a mettere in ridicolo, esaltandone con umorismo e ironia i vizi e i difetti. Figlio di un giornalista de "Il Corriere della sera", il giovane Steno passa la sua infanzia ad Arona, dove comincia a lavorare presto per mantenersi e sostenere la madre rimasta vedova. Iscrittosi alla facoltà di giurisprudenza, dimostra subito una grande passione per il cinema, soprattutto per quello americano e russo. La passione è tanta, e Steno decide di rinunciare alla carriera forense per dedicarsi completamente al grande schermo. Allievo del Centro Sperimentale di Cinematografia, comincia a scrivere soggetti e sceneggiature nel genere comico-leggero, come Imputato, alzatevi (1939) e Il pirata sono io! (1940), entrambi interpretati da Macario. Intanto scrive per il giornale umoristico "Marc'Aurelio", rivista satirica nata nel 1931, che attraverso un sagace umorismo fa una fronda gioiosa al regime. Successivamente passa alla regia, in cui debutta nel 1949 dirigendo con Mario Monicelli il film Al diavolo la celebrità, nel quale riprende la navigata formula del sogno proibito piccolo borghese e del satanasso-tentatore. 
 
 
Celebre scena del film Guardie e ladri



 
 
Un Americano a Roma


 
Dorellik
 
 
 
 In coppia con Monicelli, Steno dirigerà altri sette film, tra cui il celeberrimo Guardie e ladri (1951), interpretato da due comici eccezionali: Totò ed Aldo Fabrizi. Con Guardie e ladri Steno e Monicelli si allontanano dai binari della farsa per esplorare i paesaggi della commedia all'italiana, che sgretola il mondo del sorriso. Il film è un amabile spaccato di un'Italia ancora da costruire e che si arrangia come può. In seguito Steno si mette in proprio, e dà il via con Totò a colori (1952) ad una carriera ricca di successi, tra i quali vanno almeno ricordati: Un americano a Roma (1954) con Sordi nell'indimenticabile personaggio di Nando Moriconi, detto "l'americano"; Piccola posta (1955), con una strepitosa accoppiata Alberto Sordi-Franca Valeri; Tempi duri per i vampiri (1959), scatenata farsa vampiresca animata da Renato Rascel e Christopher Lee; Arriva Dorellik (1967), garbata parodia degli allora imperanti fumetti "neri" e sorta di versione autarchica de La pantera rosa (1963) di Blake Edwards; Il vichingo venuto dal Sud (1971), vivificato dalla presenza d'un travolgente Lando Buzzanca; La polizia ringrazia (1972), nel quale utilizzò per la prima volta che usò il suo vero nome per la regia; Febbre da cavallo (1976), ironico e pungente ritratto del mondo delle corse; La patata bollente (1979), gentile sexy-comedy che rifà il verso a Il vizietto (1978) di Edouard Molinaro; Mani di fata (1984), ove i cambiamenti del costume nostrano vengono registrati con divertita stupefazione da un signore d'altri tempi, pacatamente misoneista. Mentre è ancora in piena attività, Steno si spegne nella sua città natale il 13 marzo 1988.

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