domenica 30 dicembre 2012

Roberto Rossellini







Regista fondamentale e grandissimo all'interno della cinematografia di tutti i tempi, Roberto Rossellini è nato a Roma l'8 maggio 1906. Interrotti gli studi dopo la licenza liceale, si dedica a diverse attività prima di entrare nel mondo del cinema come scenotecnico e montatore, e successivamente come sceneggiatore e regista di documentari.
Si avvicina al cinema vero e proprio più tardi, verso la fine degli anni '30, collaborando alla sceneggiatura di "Luciano Serra pilota" di Goffredo Alessandrini. Solo qualche anno dopo, nel 1941, effettua il salto di qualità, realizzando come regista "La nave bianca" (interpretato, ironia della sorte per quello che diventerà il principe dei neorealisti, da attori non professionisti), primo episodio di una "trilogia della guerra" più tardi completata da "Un pilota ritorna" e da "L'uomo dalla croce", pellicole di scarso successo.




Nel 1944-45, mentre l'Italia è ancora divisa dal fronte che avanza verso nord, gira quello che è considerato il suo capolavoro nonchè uno dei massimi della cinematografia, "Roma, città aperta". Il film non solo è importante per l'argomento trattato e per l'alta tragicità ed efficacia dello stile, ma anche perché segna l'inizio del cosiddetto neorealismo. Con questa espressione si vuole sottolineare un lavoro artistico caratterizzato da elementi come l'anonimato (gli attori non professionisti), la presa diretta, la mancanza di "mediazione" autoriale e l'essere espressione delle voci della contemporaneità.
Se retrospettivamente possiamo affermare che il film è un capolavoro, al momento della sua proiezione nelle sale venne accolto piuttosto freddamente, sia dal pubblico che da gran parte della critica. La rivoluzione di "Roma città aperta" è dovuta fra l'altro, come dichiarato più volte dallo stesso Rossellini, al fatto che è stato possibile infrangere "le strutture industriali del cinema di quegli anni", conquistandosi "la libertà di esprimersi senza condizionamenti".
Dopo l'esperienza di "Roma città aperta" Roberto Rossellini gira altri due film d'eccezione quali "Paisà" (1946) e "Germania anno zero" (1947), riflessioni amare sulle condizioni dell'Italia martoriata dall'avanzare della guerra e sulla crisi dei valori umani nella Germania del dopoguerra.



 


Dopo queste pietre miliari il regista cerca di trovare nuove vie di espressione, senza grande successo. Si tratta dei poco riusciti "Amore", un film in due episodi interpretati da Anna Magnani, e del fallimentare "La macchina ammazza-cattivi"; in seguito gira anche i non memorabili "Francesco, giullare di Dio" e "Stromboli, terra di Dio", ambedue centrati, sia pure in diverso senso, sul problema della grazia divina. In quest'ultimo film prende il via il suo sodalizio artistico con Ingrid Bergman: i due vivranno anche una tormentata storia sentimentale.











 Dopo un periodo di crisi artistica e personale, caratterizzato da un lungo viaggio in India (nel quale trova anche moglie), destinato a produrre materiale per l'omonimo film documentario del 1958, dirigerà opere formalmente impeccabili ma non più che corrette quali "Il generale Della Rovere", "Era notte a Roma" e "Viva l'Italia". "Il generale Della Rovere" in particolare (premiato alla Mostra di Venezia) si richiama ai temi della Resistenza cari al primo Rossellini e sembra un segno del desiderio di voler intraprendere una nuova fase, mentre in realtà segna l'ingresso dell'autore nella produzione "commerciale", sia pure temperata dal grande talento, sempre intatto, e dalla creatività visiva del regista. 
Ma la sua grande vena stilistica si era ormai esaurita. Consapevole di questo stato di cose, si dedica interamente alla regia di lavori a carattere divulgativo e didattico pensati per la televisione. Alcuni titoli evocativi ci fanno ben capire la natura di queste pellicole: si va da "Età del ferro", agli "Atti degli Apostoli" fino a "Socrate" (siamo ormai nel 1970). 
Un notevole guizzo artistico si verifica con il documentario "La presa del potere di Luigi XIV", realizzato per la TV francese e giudicato dalla critica all'altezza delle cose sue migliori. 
Tornato infine al cinema, si licenzia con "Anno uno. Alcide De Gasperi" (1974) ed "Il Messia" (1976) due pellicole che affrontano tematiche già visitate in passato con ben altra forza e convinzione. Dopo poco tempo, il 3 giugno 1977, Roberto Rossellini si spegne a Roma.

1 commento:

  1. Ciao Fabrizio, tantissimi cari auguri anche a te per un buon anno. "Roma città aperta" è uno di quei film che non mi stanco mai di vedere e mi commuovono ogni volta come fosse la prima. E vale anche per il "Generale della Rovere" forse con un Rossellini non al meglio ma con un grandissimo De Sica. Bacioni a presto

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