lunedì 8 ottobre 2012

L'attentato alla Sinagoga



Monumento in ricordo della strage


9 ottobre 1982: quel sabato mattina, alla fine dello Sheminì Atzeret che chiudeva la festa di Sukkot, le famiglie uscivano dalla sinagoga di Roma. C'erano anche molti bambini che quel giorno avevano appena partecipato alla cerimonia per la "maggiore età religiosa", quella che segna il passaggio all'età adulta dei piccoli membri della comunità. Sarebbe stata una cerimonia consueta se non fosse annegata nel sangue a causa della follia di alcuni attentatori che lanciarono prima delle granate tra la folla e poi spararono con delle mitragliatrici. Una strage che portò al ferimento di 37 persone e alla morte del piccolo Stefano Gaj Taché, di soli due anni. 


Funerale di Stefano Gaj Tachè


La mamma e il fratellino di Stefano


Gli ebrei romani denunciarono l'ingiustizia di una "strage annunciata", come si legge sul sito della Comunità ebraica capitolina. Sempre qui si spiega come una "campagna diffamatoria contro gli ebrei italiani e contro Israele, impegnata all'epoca nel conflitto nel sud del Libano, era stata infatti sostenuta dai mezzi di comunicazione, dal mondo politico, da quello sindacale con un uso sconsiderato di termini e di idee violentemente antisemite. Una campagna di diffamazione che era culminata, appena poche settimane prima dell'attentato, con il lancio di una bara vuota davanti alla sinagoga da parte di esponenti sindacali al termine di un corteo".
A ricordare la piccola vittima è stata inaugurata nel 2007, da parte dell'allora sindaco Walter Veltroni, una piazza che porta l'intestazione di "largo Stefano Gaj Taché", situata all'incrocio tra via del Tempio e via Catalana.



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