lunedì 27 agosto 2012

La Città Stato del Vaticano

 
 
 
 



La Città del Vaticano (Status Civitatis Vaticanæ) è uno stato indipendente europeo posto sotto l'autorità del pontefice della Chiesa cattolica romana. Con una superficie di appena 0,44 km quadrati, inserita nel tessuto urbano di Roma, sulla riva destra del Tevere, il Vaticano - che spesso viene indicato erroneamente come Santa Sede - è il più piccolo stato indipendente del mondo, sia in termini di numero di abitanti che di estensione territoriale.


 
 


La città-stato del Vaticano venne riconosciuta formalmente dal governo italiano l'11 febbraio 1929 con la stipula - giunta dopo due anni e mezzo di trattative - dei Patti Lateranensi (dal nome del palazzo di San Giovanni in Laterano in cui avvenne la firma del Trattato e del Concordato), che ponevano fine al contenzioso tra Chiesa e Stato aperto nel 1870 con l'annessione dello Stato Pontificio al nuovo Regno d'Italia. Precedentemente il territorio che oggi forma la città-stato, era territorio italiano sottoposto a particolare tutela dalla legge delle guarentigie.
 
 
 
 
 

Cuore della Città del Vaticano è la Piazza San Pietro, nella quale si erge l'omonima basilica, con il cupolone caro tanto ai romani quanto ai visitatori che vi giungono da tutto il mondo.
All'interno delle mura medievali e rinascimentali che circondano, eccetto piazza San Pietro, l'intera area su cui sorge il piccolo stato, si trovano anche il Palazzo del Governatorato e i Giardini Vaticani.
Ciò che da sempre ha posto numerosi interrogativi tra giuristi e politici dal 1929 ad oggi, è la natura giuridica del microstato. Con i Patti Lateranensi, infatti, non è nato uno Stato autonomo e libero nelle sue istituzioni o con un'attività politica internazionale: è uno stato strumentale che svolge soltanto il compito necessario alla Santa Sede per l'esercizio della sua attività, che non può espandersi nè ridursi territorialmente. La stessa Santa Sede all'art. 24 del Trattato del Laterano, afferma che, anche se soggetto internazionale, rimarrà sempre estranea ai conflitti temporali delle nazioni e ai Congressi relativi, a meno che non venga chiamata in causa per questioni di pace e morali dalle stesse parti.
 



Il Vaticano, giuridicamente, non può disporre del proprio territorio e la sovranità ricade totalmente sulla Santa Sede, nè può avanzare rivendicazioni perché ha accettato e firmato il Trattato del Laterano; non ha una vita politica propria, che non sia diversa e perfettamente combaciante con l'attività della Santa Sede. Se ne deduce che il Vaticano deve rimanere soggetto alla pienezza assoluta del Pontefice, in mancanza della quale cesserebbe la sovranità della Santa Sede e verrebbe a mancare una sovranità territoriale, non propria del piccolo territorio: il giurista Jemolo deduce che il territorio, per un improbabile colpo di stato in Vaticano o per l'abbandono definitivo del Papa, tornerebbe nella sovranità italiana.
La Città del Vaticano, inoltre, presenta una singolare forma di stato: formalmente uno stato teocratico, ovvero governato esclusivamente da un apparato ecclesiastico, di fatto manca un elemento caratterizzante e fondamentale di questa forma di stato, ovvero un popolo da assoggettare alla politica ecclesiastica: è infatti presente soltanto la stessa casta sacerdotale che si dovrebbe imporre.


 
 
 
 

La cittadinanza vaticana, infatti, spetta ai cardinali residenti in Vaticano e a Roma, ai residenti stabili in Vaticano per ragioni di carica, dignità o impiego e a coloro cui sia concesso dal Pontefice. Tuttavia la cittadinanza vaticana si perde quando gli interessati vengono a perdere inevitabilmente uno di questi presupposti (tornando ad avere la cittadinanza originaria o quella italiana in mancanza): se ne deduce che la popolazione è temporanea, senza possibilità di crescita e che non ha quei diritti pieni che spettano al cittadino se non quelli italiani che spettano comunque ai vaticani.
Molti sono stati nel tempo gli artisti e gli architetti che ricevettero dai diversi papi succedutisi sulla cattedra di Pietro - primo Papa della storia - l'incarico di fornire la loro opera negli edifici vaticani.
Alla stessa basilica che ancor oggi simboleggia il centro della cristianità, lavorarono tra gli altri artisti quali Bramante, Michelangelo e Bernini.
 
 
 
 
 
 
 

 
Quella che è ancor oggi la residenza del Papa, vale a dire il complesso dei Palazzi Vaticani, costituisce un esempio di grande valore storico ed artistico: si tratta di un insieme di edifici che complessivamente contano oltre mille stanze, nel quale trovano sede anche alcuni dicasteri pontifici (come, ad esempio, la dataria e la cancelleria), ma anche musei e la Biblioteca Apostolica Vaticana, in cui sono custoditi una collezione di antichi manoscritti e oltre un milione di volumi rilegati.
Meta prediletta nelle visite di pellegrini e turisti sono quelle che restano a tutti gli effetti le parti più famose dei palazzi pontifici, la Cappella Sistina con gli affreschi di Michelangelo, le stanze e le logge vaticane, e gli appartamenti papali, ambienti elegantemente affrescati da Raffaello.
Infine, nei Musei Vaticani sono ospitati il Museo gregoriano di arte egizia e di arte etrusca, il Museo Pio Clementino, il Museo Chiaramonti e la Pinacoteca vaticana.
 
 
 
 
 
 
 

giovedì 23 agosto 2012

Il Muro Torto




All'inizio, il Muro Torto veniva chiamato opera reticolata, a causa della sua struttura composta esclusivamente da quadrelli. Costruito nel periodo della Roma repubblicana, sosteneva il Colle degli Orti (ora Pincio), sul quale erano costruite le ville della gens capitolina, per proteggerne i giardini dalle frane. Tuttavia, la scelta architettonica non fu tra le più felici: subendo gli effetti delle piogge e delle alluvioni, iniziò ben presto il processo di erosione. Già nel Medioevo acquistò il nome di "murus ruptus", proprio a causa di questa sua scarsa resistenza.
Ai tempi di Belisario, il muro veniva chiamato "muro inchinato" : pareva così tanto inclinato che si aveva la costante impressione che avrebbe potuto crollare da un momento all'altro.
Proprio a Belisario venne in mente di abbattere il muro per ricostruirlo, ma i romani glielo impedirono categoricamente: esso era sotto la protezione dell'apostolo Pietro. Egli infatti aveva promesso che avrebbe sempre difeso la città di Roma, combattendo e allontanando ogni tipo di assedio e violenza che si fossero avventurate verso quel tratto. Miracolosamente cio' è sempre avvenuto, sin dai tempi dell'assedio dei Goti, nessun gruppo armato si è mai avvicinato a quel tratto.




Il Muro Torto è stato anche denominato "muro malo", in quanto il terreno circostante veniva utilizzato ad uso sepolcrale. Fin dai tempi della Roma papale vi venivano, ad esempio, sepolte le prostitute che, a causa della loro dissolutezza, non meritavano un funerale religioso. Assieme a loro, ladri, vagabondi, impenitenti. Nessun mazzo di fiori, un'unica grande lapide: il muro.
Sono proprio i fantasmi di queste anime infelici che, di notte, vagano inquieti, convincendo i più deboli a suicidarsi gettandosi da sopra le mura con loro (e difatti è stata costruita una rete per evitare l'accaduto, visto l'alto numero di suicidi nella zona), oppure limitandosi a scherzi innocenti, facendo fermare le macchine che vi transitano o svuotandone i serbatoi della benzina. Quest'ultimo fatto, in realtà, accade a causa delle strade particolarmente dissestate dei dintorni.





Pare che anche Nerone sia stato sepolto al Muro Torto, una tetsimonianza resaci da molti autori della storia, tra cui Antonio Tempesta, pittore e incisore vissuto a cavallo tra il '500 e il '600.
La leggenda narra che durante la sua sepoltura, la terra stessa si fosse aperta perchè l'inferno voleva farne sparire la tomba.
Dicono che i terreni circostanti siano stati ritenuti "maledetti" proprio per questo motivo, e che sulla sua tomba fosse cresciuto un sinistro noce sopra il quale fossero avvezzi posarsi corvi ancor più sinistri. Papa Pasquale II lo fece togliere ed esorcizzò il terreno, facendovi costruire sopra una chiesa.
E' un dato di fatto, comunque, che il fantasma di Nerone abbia vagato in quei luoghi fino alla data di costruzione della chiesa di Santa Maria del Popolo.
Da questa leggenda prese spunto lo scrittore milanese Alessandro Verri (1741-1816) per la sua opera "Notti romane", in cui, proprio al Muro Torto, la notte si riuniscono i fantasmi degli antichi romani illustri, per discorrere in modo solenne delle bellezze e degli sbagli della Roma pagana.
Più recentemente, nel 1825, dopo essere stati giustiziati in piazza Sant'Angelo, trovarono qui la loro tomba anche i due carbonari Angelo Targhini e Leonida Montanari. Chi si imbatte nei loro fantasmi e ha il coraggio di sostenerne lo sguardo, ne verrà ben ricompensato ricevendo da loro numeri del lotto che si riveleranno immancabilmente vincenti.



venerdì 17 agosto 2012

Paolo Panelli





Personaggio fra i più popolari ed amati del piccolo e grande schermo.
Paolo Panelli ( Roma, 15 luglio 1925 – Roma, 19 maggio 1997 ) è stato un attore comico che ha saputo seguire con le sue scenette ed i suoi personaggi quarant'anni di vita italiana. In teatro come alla radio. Al cinema come alla televisione. Dopo gli esordi come attore serio, Panelli ha subito saputo sfruttare la sua vena brillante. Soprattutto in lavori ormai celebri targati Garinei e Giovannini come Buonanotte Bettina, L'adorabile Giulio e Un trapezio per Lisistrata.




Con Delia Scala e Nino Manfredi, Panelli ha condotto nel 1959 una celebre edizione di Canzonissima. Mentre al fianco della moglie Bice Valori, sua compagna insostituibile dal 1952 fino alla morte, avvenuta nel 1980, Panelli ha partecipato a numerosi lavori fortunati. Come la divertente Pep - Piccola Enciclopedia Panelli(1963), La bottega del caffé (1966), Niente sesso, siamo inglesi (1972) e Accendi la lampada (1980).





Ospite fisso delle principali trasmissioni televisive degli anni Sessanta, come Studio Uno, ha portato i suoi personaggi - come il celebre Cecconi Bruno o Menelao Strarompi - anche in radio. In numerose edizioni di Gran Varietà. Fra le decine di pellicole interpretate, le più recenti sono Splendor di Ettore Scola, Il Conte Tacchia di Sergio Corbucci e Parenti serpenti di Mario Monicelli.




L'ultima apparizione televisiva è stata proprio nelle fiction di Rai Uno Pazza famiglia e in Pazza famiglia due. Al fianco di un altro romano doc come lui, Enrico Montesano.




domenica 12 agosto 2012

L'antica festa del Ferragosto

L'Imperatore Augusto

( a me dedico nel giorno del mio compleanno.....)


Ferragosto, dal latino Feriae Augusti (vacanze di Augusto) è una festa antichissima. Com’è il caso di molte altre feste divenute in seguito cristiane, il Ferragosto ha origini pagane. Nel 18 a.C. l’imperatore romano Ottaviano, proclamato Augusto (ossia venerabile e sacro) dal senato romano, dichiarò che tutto il mese di agosto sarebbe stato festivo e dedicato alle Feriae Augusti, una serie di celebrazioni solenni, la più importante delle quali cadeva il 13 ed era dedicata a Diana, dea patrona del legno, delle fasi della luna e della maternità.
La festa si celebrava nel tempio dedicato alla dea sull’Aventino ed era una delle poche occasioni in cui i romani di ogni classe e censo, padroni e schiavi, si mescolavano liberamente.
Oltre che a Diana, le Feriae erano un’occasione per celebrare Vertumno, dio delle stagioni e della maturazione dei raccolti; Conso, dio dei campi e Opi dea della fertilità, la cui festa, Opiconsiva, cadeva il 25 del mese. In breve, le Feriaeerano una celebrazione della fertilità e della maternità; come molte altre feste romane erano di derivazione orientale e in particolare riecheggiavano quelle in onore di Atagartis, dea madre sira, patrona della fertilità e del lavoro dei campi.
Con l’avvento del cristianesimo la gente attribuì queste medesime prerogative alla Vergine Maria, la cui solennità cominciò ad essere celebrata in luogo di quella di Diana. È importante notare, però, che si trattava solo di una celebrazione di Maria Vergine; il dogma moderno secondo cui la Vergine sarebbe stata assunta in cielo a Ferragosto non si diffuse che nel diciottesimo secolo e fu dichiarato formalmente da papa Pio XII solo nel 1950.
In ogni caso, la tradizione di agosto come mese delle Feriae è rimasta, e questa è la ragione per cui fabbriche e negozi restano ancor oggi «chiusi per ferie» fino alla fine di agosto, anche se nessuno si ricorda più dell’imperatore che le istituì per autocelebrarsi.

sabato 11 agosto 2012

Q. IV. Salario

Piazza Fiume anni cinquanta




Superficie: 46,88 ha.

Confini attuali:piazzale di Porta Pia – piazza Fiume - via Salaria – largo B. Marcello - viale Regina Margherita - piazza Buenos Aires - via Nomentana.
Origine del nome: il suo nome deriva dalla via Salaria, così chiamata all’origine per il trasporto del sale da Ostia fino nella Sabina, dove gli abitanti quando mancava, lo surrogavano con la cenere ricavata dalle canne e dai giunchi.
Storia: il Salario è fra i primi 15 quartieri nati nel 1911, ufficialmente istituiti nel 1921. Le prime attività edilizie sulle nuove lottizzazioni esterne alle mura Aureliane, iniziarono nell'area esterna a Porta Pia e Porta Salaria già nell'ultimo ventennio del XIX secolo.


Porta Pia


Fu solo, però, nel 1911 che l'amministrazione della città definì la nascita dei nuovi quartieri, che venne poi resa ufficiale nel 1921. L'area del quartiere Salario fu compresa nell'ambito del territorio definito dalle Porte Pia e Salaria fino al Ponte sull'Aniene e alla riva sinistra dello stesso fiume. Tale definizione territoriale fu poi rivista nel 1926 con l'istituzione del quartiere Savoia (oggi Trieste) che incluse tutte le zone al di là dell'attuale viale Regina Margherita riducendo notevolmente la dimensione del Salario. Da allora si sono susseguite piccole modifiche territoriali ma il quartiere ha conservato la sua area corrispondente all’attuale: un piccolo trapezio con strade disposte alquanto regolarmente entro la via Salaria, il corso d’Italia, la via Nomentana e il viale Regina Margherita. Il territorio immediatamente al di fuori di Porta Pia è rimasto zona di campagna fino alla fine del XIX secolo come tutte le zone fuori le Mura Aureliane note allora come Suburbia. La zona, percorsa dalla via Nomentana e dalla via Salaria, ha ospitato dal XVIII secolo tenute di caccia e residenze di campagna come Villa Albani, ancora oggi esistente e che occupa un buon quarto del territorio del quartiere, e Villa Patrizi (nel territorio del quartiere Nomentano). Quest'ultima sorgeva immediatamente fuori Porta Pia e fu sacrificata alle esigenze d'espansione della Roma post-unitaria (il luogo è ora occupato dal Ministero dei Trasporti).


Antico stabilimento della Peroni
 in piazza Alessandria  fine '800

martedì 7 agosto 2012

Simonetta Cesaroni

Simonetta qualche giorno prima della morte




22 anni fa.
E' la sera del 7 agosto del 1990. In via Poma 2, a poca distanza da piazza Mazzini a Roma, nell'ufficio dell'Associazione italiana alberghi della gioventu', viene trovato il cadavere di Simonetta Cesaroni, 20 anni, trafitta da 29 coltellate. La sorella Paola, preoccupata perche' Simonetta non rincasava, da' l'allarme assieme al fidanzato: sul posto sono presenti anche il datore di lavoro della vittima, Salvatore Volponi e il figlio. Simonetta e' nuda, ma per il medico legale non ha subito violenza sessuale.
Le indagini, condotte dal pm Pietro Catalani che ha affidato alla polizia gli accertamenti, ruotano subito attorno alla figura del portiere dello stabile, Pietrino Vanacore: nella stanza del delitto, infatti, e' stato trovato poco sangue e cosi' gli investigatori ipotizzano che l'assassino abbia avuto tutto il tempo per pulire e far sparire ogni traccia. Il 10 agosto proprio Vanacore viene fermato per una macchia ematica sospetta sui pantaloni. Il tribunale del riesame lo scarcera venti giorni dopo: quella macchia non ha nulla a che vedere con il sangue di Simonetta.


Pietrino Vanacore



L'8 ottobre sono noti i risultati dell'autopsia: il volto presenta sei ferite e diverse ecchimosi; una ferita al collo e' "trasfossa", ossia passata da parte a parte. Sono otto i tagli nella zona toracica, quattordici in quella pubico-genitale. La morte e' avvenuta tra le 18 e le 18.30. Il 26 aprile del '91 il gip Giuseppe Pizzuti accoglie la richiesta della procura e archivia la posizione di Vanacore, di due suoi familiari e di altre tre persone che frequentavano l'ufficio di via Poma. Il 3 aprile del 1992, un avviso di garanzia viene notificato a Federico Valle, nipote dell'anziano architetto Cesare Valle, che abita nel palazzo di via Poma e che la notte del delitto aveva ospitato Vanacore. A chiamare in causa Valle e' un testimone austriaco, Roland Voller, che dice di sapere chi e perche' ha ucciso Simonetta.
Il giovane Valle e di nuovo Vanacore vengono prosciolti (rispettivamente dall'accusa di omicidio e di favoreggiamento) dal gip Antonio Cappiello il 16 giugno del 1993, provvedimento poi confermato dalla Cassazione il 17 giugno del 1994. Il 20 agosto 2005, muore, a seguito di una pancreatite, il padre di Simonetta, Claudio, che ogni giorno, per anni, si presentava in procura per spronare gli inquirenti ('in primis' il pm Settembrino Nebbioso) a trovare l'assassino. Il fascicolo, nel 2004, viene preso in consegna dal pm Roberto Cavallone (attuale capo della procura di Sanremo) che decide di sottoporre alle analisi dei carabinieri del Ris gli indumenti di Simonetta Cesaroni che, da tempo repertati, non erano stati piu' oggetto di approfondimento.


Raniero Busco



Il 6 settembre del 2007 Raniero Busco, all'epoca del delitto fidanzato di Simonetta, viene iscritto sul registro degli indagati per omicidio volontario: stando alle analisi scientifiche, c'e' compatibilita' tra il suo dna e le tracce biologiche scoperte su corpetto e reggiseno della vittima. Una lesione sul capezzolo sinistro di Simonetta, poi, sarebbe riconducibile a un suo morso. Il 28 maggio del 2009 Busco viene rinviato a giudizio e il 3 febbraio del 2010 compare come imputato davanti alla corte d'assise. Il 9 marzo viene trovato morto in mare, in localita' Torre Ovo, il portiere Pietrino Vanacore: tre giorni dopo avrebbe dovuto deporre in udienza come testimone. Per gli inquirenti e' suicidio. Il 26 gennaio 2011 Busco viene condannato a 24 anni di carcere, la procura aveva chiesto l'ergastolo. Il 24 novembre 2011 comincia il processo d'assise d'appello: viene disposta una nuova perizia che smonta le conclusioni dei consulenti della procura. Il 23 aprile 2012 il sostituto procuratore generale Alberto Cozzella chiede la conferma della sentenza di primo grado e, in subordine, una nuova perizia "che sia degna di tale nome". Il 26 aprile la difesa sollecita l'assoluzione di Busco: "chi ha ucciso Simonetta e' un mostro e Busco non lo e'". Il 27 aprile, la corte d'assise d'appello assolve Busco per non aver commesso il fatto.


Busco il giorno della sentenza definitiva

giovedì 2 agosto 2012

La Battaglia di Valle Giulia








La Battaglia di Valle Giulia (1 marzo 1968) fu un noto scontro di piazza tra manifestanti politici e polizia, in cui i manifestanti attaccarono la polizia.
"Valle Giulia" è il nome della zona di Roma, alle pendici dei Parioli, alle spalle di Villa Borghese ed alle porte del quartiere Flaminio, in cui sono ubicate diverse istituzioni culturali internazionali ed in cui, a fianco alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna, è tuttora situata la sede della facoltà di Architettura dell'Università di Roma.
Dopo che nel mese di febbraio la facoltà era stata sede di numerose iniziative politiche, molte delle quali coordinate da docenti dello stesso ateneo, ed essendosi giunti all'occupazione della facoltà da parte degli studenti, il 29 febbraio (poiché l'anno era bisestile) la stessa era stata sgomberata dalla polizia, chiamata dal rettore Pietro Agostino D'Avack, e restava presidiata.
Il 1 marzo 1968, un venerdì pieno di sole, circa 4000 persone si radunarono in Piazza di Spagna, donde mossero verso la facoltà con l'intento di liberarla dalla polizia, ed attaccarono con lancio di sassi ed altri oggetti contundenti. Solo gli ufficiali di presidio disponevano di armi cariche (la versione istituzionale affermò che ciò fu ordinato gerarchicamente per evitare il degenerare della situazione che si prevedeva incandescente, mentre "radio caserma" affermò - ripresa da fonti giornalistiche della destra estrema - che questa era una condizione ordinaria delle forze di polizia dovuta alla carenza di fondi per l'acquisto delle munizioni).





Si registrarono 148 feriti tra le forze dell'ordine e 478 tra gli attaccanti. Ci furono 4 arrestati e 228 fermati. Otto automezzi della polizia furono incendiati. Cinque pistole furono sottratte agli agenti.
Tra i partecipanti agli scontri di Valle Giulia ritroviamo molte figure che avranno in seguito percorsi tra i più svariati: il regista Paolo Pietrangeli (che all'episodio dedicò una canzone), Giuliano Ferrara (che rimase ferito), Luca Liguori, Aldo Brandirali e Oreste Scalzone.





Ebbe a commentare l'accaduto Pier Paolo Pasolini, che affermò :"Quando a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti io simpatizzavo coi poliziotti. Perché i poliziotti sono figli dei poveri". Enzo Siciliano, che di Pasolini fu biografo, ne riporta la sintesi di "fascismo di sinistra" e l'individuazione di "una cifrata rivolta della borghesia contro se stessa". La presa di posizione costò allo scrittore un'ulteriore isolamento all'interno del suo partito, il PCI, ma catalizzò l'attenzione del mondo culturale italiano sul "movimentismo" che in questa fase storica stava nascendo con la battaglia. Colse però un aspetto, Pasolini, che avrebbe distinto una particolarità di ciò che si svolse e di ciò che se ne sarebbe sviluppato: si trattava per la prima volta, almeno in Italia, di un contrasto politico in cui appartenenti a classi sociali privilegiate (come allora nella media degli studenti di quella particolare facoltà romana) si trovavano a rappresentare istanze della sinistra estrema e comunque in rottura con le istituzioni.
Quel che è certo è che la battaglia di Valle Giulia rappresenta una svolta per il movimento studentesco e per un'intera generazione che abbandona con decisione la fase dell'"innocenza" e mette in campo il primo episodio di uno scontro inevitabile.
Nelle ore successive la battaglia lo slogan che circola orgogliosamente fra gli studenti, non più disposti a subire a capo chino la violenza della polizia, è: "Non siam scappati più!".



mercoledì 1 agosto 2012

Q.III. Pinciano

Porta Pinciana



Confini attuali: piazzale Flaminio – via Flaminia – piazzale Manila – viale maresciallo Pilsudski – piazza del Parco della Rimembranza – viale Parioli – piazza Ungheria – viale Liegi – via Salaria – piazza Fiume – mura Aureliane – cavalcavia del Pincio – Porta del Popolo (esclusa).
Origine del nome: l'attuale nome risale al dopoguerra. In precedenza erano già in uso nomi come "quartiere dei Fiumi" per la parte delle vie intitolate ai vari fiumi e "Pinciano" per la parte fra via Pinciana e la via Salaria.
Storia: compreso tra la via Flaminia e la via Salaria vetus il quartiere mutò il nome da Vittorio Emanuele III a Pinciano dopo la seconda guerra mondiale. Esso rappresenta un vero album di storia dell’architettura moderna, conservando importanti esempi dell’architettura razionalistica del periodo fascista e offrendo notevoli presenze dell’architettura moderna di tipo funzionale. In questo quartiere inoltre, esiste il parco più famoso e frequentato a Roma, la Villa Borgese, voluta da un cardinale colto e raffinato e infine donata da re Umberto I alla città di Roma.


Paolina Borghese del Canova



Per la presenza di alcuni gioielli della cultura romana, come la Galleria nazionale d’arte moderna, il Museo etrusco di Villa Giulia e la Galleria Borghese, per le importantissime chiese del quartiere (ad esempio quella di S. Eugenio) e per le numerose memorie archeologiche sotterranee (come le catacombe di S. Panfilo, quelle di S. Valentino e l’ipogeo di via Livenza) il Pinciano è un quartiere tutto da scoprire.

VECCHIA ROMA cantata dai "coreAcore"