giovedì 12 luglio 2012

Q.II. Parioli

Coppedè



Superficie: 475,06 ha. Confini attuali: riva sinistra del Tevere dal ponte Milvio – riva sinistra dell’Aniene – ponte Salario – viale Liegi – piazza Ungheria – viale Parioli – piazzale del Parco della Rimembranza – viale maresciallo Pilsudski – piazzale Manila – via Flaminia – piazzale Cardinal Con salvi – ponte Milvio.
Origine del nome: “Pelaiolo” o “Peraiolo”: questo è il nome originario dei colli dove attualmente si estende il quartiere Parioli. Il termine contadino che richiama i frutti del pero ben si adatta alla fisionomia che ha assunto molto presto il quartiere: una sorta di paese immerso nel verde delle grandi ville circostanti.
Storia: Originariamente sulle colline affacciate sul Tevere sorgevano solo casali suburbani con i loro latifondi, che segnavano il confine tra la città e l’Agro romano. Quando Roma divenne capitale, i Parioli apparivano come un’oasi a due passi da porta Flaminia, immune dalla dilagante febbre edilizia. Il Viale Parioli nacque per iniziativa di due proprietari terrieri e venne concepito come una “passeggiata di città” per la nascente borghesia, con pista-galoppatoio laterale all’ombra degli alberi e una serie di eleganti villini lungo il viale. Ma lo sviluppo della zona subì alcuni ritardi in attesa del piano regolatore che nei primi anni del Novecento, rifacendosi allo stile parigino, prevedeva tre diverse tipologie edilizie: fabbricati, villini, giardini. L’urbanistica legata al nome di Edmondo Sanjust di Teulada stabilì che nella zona non sorgessero grandi edifici, ma solo ville e villini con grande estensione di giardini, ma restò solo un bel sogno. Con l’avvento del regime fascista i Parioli divennero sempre più “zona aristocratica”: il ministro Galeazzo Ciano e il maresciallo Pietro Badoglio si trasferirono nel quartiere.


Vle Parioli anni cinquanta



Con l’impennata della domanda di case (dopo il 1920 esplose il “pariolismo”, una migrazione nel nuovo quartiere di professionisti famosi, di imprenditori, di alti funzionari, attori e personaggi famosi) tuttavia decaddero i vincoli a verde, si restrinsero le sezioni delle strade e si moltiplicarono i piani delle case.
Vivere ai Parioli è sempre stata un’aspirazione di massa: oggi il quartiere ospita ambasciate e consolati, banche estere e società finanziarie e una miriade di studi e uffici di ogni genere. Il giro d’affari legato alla terziarizzazione ha mutato scenari e abitudini di vita del quartiere determinando la rapida moltiplicazione di bar, ristoranti e negozi, un tempo scarsissimi.
Tuttavia, nonostante l’avanzata del terziario che sta trasformando la collina residenziale in zona di mero transito, il fascino dei Parioli resiste ancora: il quartiere, infatti, mantiene la sua tipica struttura architettonica, con ville, villini e palazzine che donano alla zona un’impronta estetica particolare.




Il nuovo Auditorium


sabato 7 luglio 2012

Q.I. Flaminio









Superficie: 118,77 ha. 

Confini attuali: da via Luisa di Savoia e dal punto in cui questa entra sul piazzale Flaminio lungo la via Flaminia fino a Ponte Milvio e quindi per i lungotevere Thaon di Revel, Flaminio, Delle Navi e Arnaldo da Brescia fino a ritornare alla suddetta via Luisa di Savoia.

Origine del nome: il nome deriva dalla Via Flaminia che inizia nel centro della città (da piazzale Flaminio) per poi portare fuori, verso nord-est. Anche se adesso ha le sembianze di una comune via della città, la Flaminia fu tra le più antiche di Roma.








Storia: il Flaminio è fra i primi 15 quartieri nati nel 1911, ufficialmente istituiti nel 1921. 
Nel 1905 la Società Automobili Roma individuò l’area dell’ansa del Tevere come luogo idoneo per la localizzazione dei suoi stabilimenti e impianti di produzione industriale. Negli anni successivi cominciò l’urbanizzazione dell’intera area, tra il fiume e le pendici della collina dei Parioli. Nacquero così i primi complessi di edilizia pubblica e i primi tracciati stradali. Con l’Esposizione Internazionale del 1911 l’area definì il suo carattere, ancora attuale, di polo culturale per l’intrattenimento sportivo e il tempo libero con la realizzazione dell’Ippodromo dei Parioli, lo Stadio Nazionale, le diverse sedi espositive di Valle Giulia, con la Galleria Nazionale d'Arte Moderna e i padiglioni stranieri. 
L’inizio del primo conflitto mondiale cambiò il destino dell’area industriale, che fu riconvertita a usi militari ospitando le caserme e le officine. L’assegnazione a Roma dei XVII Giochi Olimpici del 1960 aprì una nuova fase di profonda trasformazione urbana dell’area: la costruzione del Villaggio Olimpico, gli impianti sportivi - Palazzetto dello Sport e Stadio Flaminio e le sedi delle Federazioni riconfermano la vocazione sportiva che l’area aveva avuto fin dall’inizio del secolo.









Nei decenni successivi l’articolato sistema di residenze, impianti e attrezzature sorto nel settore orientale dell’ansa del Tevere si consolidò con ulteriori piccoli interventi. Le opere di Adalberto Libera, Vittorio Cafiero, Luigi Walter Moretti, Vincenzo Monaco, Amedeo Luccichenti, Annibale Vitellozzi e Pier Luigi Nervi formano così un insieme omogeneo, un manifesto complesso, articolato e riconoscibile del linguaggio architettonico e delle forme contemporanee. Con l’avvio del concorso per il nuovo Auditorium Parco della Musica, nel 1994, il quartiere Flaminio affrontò una terza fase di riqualificazione urbana di grande respiro. Una fase che si svilupperà per quasi un decennio, con il progetto di Renzo Piano che porterà nell’area nuove funzioni e qualità urbane.
Oggi la zona è ricca di ristoranti, pub, supermercati, mercati rionali e molti negozi. 



venerdì 6 luglio 2012

La storia dei quartieri romani






La storia dei quartieri ha inizio come diretta conseguenza dell’importante incremento demografico della capitale: i costruttori, spinti da una domanda crescente, furono obbligati ad andare “fori de porta” superando il millenario limite delle mura aureliane. Ma non era cosa da poco, si trattava di invadere zone militari, andare contro qualsiasi pianificazione urbanistica con il timore di avvicinarsi troppo ad aree malariche.

Fu subito evidente la nuova realtà, urbanistica e sociale dei quartieri, nuclei destinati ad espandersi con una fisionomia nettamente diversa da quella dei rioni: vie dritte e larghe costruzioni come palazzetti privati, villini e ville, progettate e realizzate intensivamente per i vari strati del ceto impiegatizio. La città si espanse in più direzioni; le case andarono straripando seguendo in preferenza le direttrici delle strade consolari: fu nel 1911 che il Comune decise la regolarizzazione dei nuclei organizzati fuori le mura. Da quel preciso momento storico, a Roma, il termine “quartiere” non sta più a significare la quarta parte di una città, ma indica una circoscrizione urbana esterna alla cerchia muraria: per quartieri di Roma si intendono le zone di nuova urbanizzazione nate soltanto dopo l'istituzione dell'ultimo rione, “Prati”.

I primi 15 di essi furono ufficialmente istituiti e numerati nel 1926 con la delibera del governatore di Roma che completò l’opera già iniziata dalla giunta e dal consiglio comunale nel 1911.

Nacquero così i seguenti quartieri: Flaminio, Parioli, Pinciano, Salario, Fomentano, Tiburtino, Prenestino-Labicano, Tuscolano, Ostiense, Portuense, Gianicolense, Aurelio, Trionfale e Milvio.

Nel 1930 esistevano anche altri due quartieri, ancora non ufficialmente istituiti, il sedicesimo, chiamato Città Giardino Aniene nel 1924 e il diciassettesimo, chiamato Savoia nel 1926. Successivamente, negli anni, questi ultimi due, insieme al terzo e al quindicesimo, assunsero una nuova denominazione, in seguito a delibere istituzionali. Il quartiere 15, "Milvio", divenne “Della Vittoria” nel 1935, il quartiere 3, "Vittorio Emanuele III", divenne “Pinciano” nel 1946, il 17, Savoia, divenne Trieste pure nel 1946, mentre il quartiere 16, "Città Giardino Aniene", divenne “Monte Sacro” nel 1951.

Altri quartieri sono stati istituiti dopo la guerra in conseguenza dell'allargamento del territorio urbano. Questi "nuovi" quartieri hanno i numeri dal 18 al 35. La città è ora suddivisa in 35 quartieri.

giovedì 5 luglio 2012

Corrado Mantoni










Corrado Mantoni, conosciuto a tutti come “il Corrado nazionale” nacque a Roma, il 2 agosto 1924.
Appena ventenne, affascinato dal palcoscenico e spinto anche dal fratellomaggiore Riccardo, regista e doppiatore, decise di entrare nel mondo del lavoro. La sua gavetta lunga, risale all'immediato dopo guerra. Corrado cominciò a raccontare agli italiani i loro drammi, le tragedie, le sofferenze, lavorando prima come speaker ufficiale, grazie al bel timbro naturale della sua grave voce, e dalla sua eccellente dizione. Diventò presto la voce ufficiale della radio italiana; poi presentatore, cosa che all'epoca, in radio significava il coronamento della carriera.Agli inizi degli anni quaranta iniziò così a lavorare per RAI. Grazie alla buona cultura ed alla perfetta pronuncia, venne scelto come annunciatore.









Parallelamente alla carriera radiofonica, muoveva i primi passi come attore e doppiatore, seguendo le orme del fratello Riccardo. Come nome d'arte scelse "Corrado" e dopo poco tempo era già popolarissimo, grazie alla sua eleganza e all'ironia. A differenza di molti colleghi, era schivo, non collezionava gaffes e parlava un italiano semplice, corretto e misurato, con p colato dai dirigenti della Radio, che allora vedevano la TV come la concorrenza all'interno della stessa RAI. Riuscì a realizzare solo qualche trasmissione televisiva tra i suoi show radiofonici; va ricordato che i grandi ascolti erano appannaggio della radio, non ancora della TV. Qualcuno poteva inoltre vedere Corrado al cinema che interpretava se stesso, facendo da spalla a grandi attori come Totò. Partecipò inoltre a molti altri film, interpretando sé stesso per Luchino Visconti e altri famosi registi, lavorò anche con Marcello Mastroianni, Aldo Fabrizi e Walter Chiari.








Corrado conosce bene e ama Roma, sua città, in cui si sposa e ha un figlio, Roberto, con la milanese Luciana Guerra, da cui divorziò molti anni dopo. Quasi cinquantenne iniziò la relazione con quella che sarebbe diventata la sua seconda moglie solo nel 1996, Marina Donato.Fra loro prima nacque il rapporto lavorativo, poi una profonda amicizia e poi l’unione che culminò con il matrimonio celebrato a Roma nel ’96 dal sindaco Francesco Rutelli. Passò in televisione negli anni sessanta, dopo aver sperimentalmente trasmesso i suoi programmi radiofonici in tv, come fu per il programma Rosso e Nero, in cui aveva come valletta Sophia Loren. Diventò il conduttore ufficiale delle più importanti manifestazioni italiane: concerti, premiazioni, Miss Italia. Nel 1961 arriva il tempo del suo esordio come presentatore televisivo in “Controcanale”. Da qui Corrado incastona uno dietro l'altro gioiellini che preparano il terreno a un vera e propria rivoluzione televisiva, come già era avvenuta in radio. Diventa il presentatore ufficiale della televisione italiana, ove conduce le premiazioni, i programmi celebrativi, i galà del sabato sera, i concerti, mentre Mike Bongiorno presenta essenzialmente quiz e Sanremo (di cui Corrado presenta la sola edizione del 1974).

Fra i due mostri sacri della TV nasce complicità e non rivalità.








Nel 1971, per la prima volta nella storia del varietà della Lotteria, viene riconfermato il conduttore con la showgirl Raffaella Carrà, che Corrado contribuisce a lanciare. Diventa così il personaggio televisivo dell'anno. Nel 1975 presenta "Domenica in..." da lui così inventata e scritta inizialmente con Paolini e Silvestri, e per tre edizioni di 39 puntate l'una dalle 14 alle 19:50, crea un nuovo modo di fare tv, un happening, e pone le basi del primo vero talk-show italiano. Dopo queste tre edizioni, gli fu sottratta, ma il titolo del contenitore, da lui pensato e lanciato, è ancora utilizzato oggi. Non va dimenticato che all'interno del programma è Corrado a inserire la rubrica del teatro, della scienza, della musica, della tv, non mancando di sostenere l'Italia delle tradizioni e dei paesi; persino i germi di programmi quali "Mi manda Raitre" sono già presenti nel programma di Corrado (si pensi al libro dei "domandamenti") ineguagliabili inoltre le sue scenette con gli attori famosi, suoi ospiti; non mancano prestigiatori. Lancia Tony Binarelli e Alexander.

Nel 1978, mentre era alla guida della sua autovettura insieme alla sua compagna Marina Donato, ne perse il controllo e fu coinvolto, con la soubrette Dora Moroni, in un gravissimo incidente, dal quale si salvò, subendo varie operazioni. Anche la sua collaboratrice subì pesanti conseguenze e dovette subire una lunga degenza e una rischiosa operazione alla gola per recuperare la possibilità di parlare. Nel 1982, dopo aver portato al successo "Fantastico 3" con Raffaella Carrà e Gigi Sabani, finale da lui presentata in diretta (una delle ultime edizioni col massimo ascolto raggiunto) opta per la tv commerciale. Reinventa su Canale 5, nato da un paio d'anni, la fascia di mezzogiorno, allora inesistente. Il programma è "Il Pranzo è servito", un controquiz, più che un quiz, sicuramente uno dei giochi più amati degli anni'80.







Lascia così definitivamente la Rai per passare a Mediaset, inaugurando gli studi di Roma.

Nel 1983 presenta un'altra sua creatura "Ciao Gente": è il pubblico ad essere protagonista del programma nel quale lancia Dario Ballantini.

Nel 1984 Corrado con Maurizio Costanzo presenta "Buona Domenica".

Subisce un'operazione alle corde vocali nel 1985. L'anno seguente, il 1986, anno storico della rivoluzione, il conduttore porta in TV un programma radiofonico, esperimento mai riuscito prima, e presenta "La Corrida" (considerato il suo cavallo di battaglia).

Per oltre dieci anni, iniziava in estate, per passare poi negli anni successivi (rinnovando con umiltà un eterno ritorno della sua gavetta) in primavera, fino all'inverno e all'autunno, quando in due edizioni 1996 e 1997 per la prima volta sorpasserà il programma di punta del sabato sera RAI abbinato alla Lotteria Italia. I sorpassi furono storici e indussero la RAI a correre ai ripari e i critici a studiare il fenomeno. Tanto fu il successo di questo programma che ancora oggi nella mente degli italiani vive ancora il ricordo del grande presentatore. Celebri i suoi duetti col maestro Roberto Pregadio, che con Corrado aveva iniziato ad accompagnare i concorrenti sin dalla prima edizione in radio nel 1968.








Corrado è sempre stato molto legato ai suoi due nipoti, Cristina e Lorenzo, con i quali aveva un bellissimo e grande rapporto. Nel 1993 un altro momento importante: Corrado presenta il Gran Premio Internazionale della TV, che per 7 anni consecutivi lo vede come autore e conduttore in coppia con altri volti della RAI. Ancora oggi rimane il presentatore del maggior numero di edizioni. Tra il 1991 e il 1996 scrive "Tira e Molla", gioco condotto da Paolo Bonolis che per due edizioni vince nella fascia preserale.Negli anni seguenti scrive "Il Gatto e la Volpe" per la coppia Paolo Bonolis - Luca Laurenti. Si congedò dal grande pubblico durante l'ultima puntata della sua Corrida nel dicembre del 1997. Rimane memorabile anche la sua frase prima di ogni lancio pubblicitario:” …e non finisce qui!”. Nel '98 torna alla recitazione girando una fiction televisiva per Mediaset in cui interpretava un investigatore privato. Sempre nel 1998 si ammala gravemente.

Corrado durante la sua lunga carriera ha vinto due Telegatti, nel 1987 e nel 1991.







Riservato e schivo, lontano dalla politica, coronò una carriera durata 55 anni, lavorando ininterrottamente e rimanendo sempre alle vette del successo. Ha subito affascinato il pubblico per la sua indiscrezione ed ironia garbata. Anche a detta dei colleghi ha sempre evitato le polemiche e le rivalità. Forse anche per questo ha suscitato simpatia, ammirazione e rispetto del pubblico e dell'ambiente artistico, finché la malattia non lo ha strappato all'affetto di tutti gli italiani. Nell’ultimo periodo della sua malattia Corrado preferì non farsi vedere dai suoi collaboratori e si chiuse insieme alla sua famiglia.

Morì l'8 giugno 1999, a Roma, in seguito a un tumore ai polmoni. La città di Roma gli ha dedicato nel 2004 una via nel quartiere Casale Nei.





VECCHIA ROMA cantata dai "coreAcore"