mercoledì 6 giugno 2012

L' Attentato a Papa Wojtyla








ROMA, 13 MAGGIO 1981. Sono trascorsi trentuno anni da quando Ali Ağca premette il grilletto contro Karol Wojtyła. Due colpi di pistola ferirono all’addome Papa Giovanni Paolo II che era a bordo della Papamobile scoperta. L’attentato che tenne il mondo con il fiato sospeso il mondo intero avvenne in Piazza San Pietro, alle ore 17.17, dove l’ex arcivescovo di Cracovia si trovava per un’udienza generale. Tra la folla il killer turco Ali Ağca fece esplodere tre colpi d’arma da fuoco contro il Santo Padre, per poi dileguarsi fra gli astanti. Durante la fuga urtò inavvertitamente una suora facendo cadere la pistola a terra. Ormai disarmato venne bloccato e arrestato dalle Forze dell’Ordine.





Mehmet Ali Ağca apparteneva all’organizzazione terroristica di estrema destra turca denominata "Lupi grigi". Nel 1979, assassinò il giornalista turco Abdi Ipekci, noto attivista per i diritti umani. Condannato alla carcerazione per questo omicidio, riuscì ben presto ad evadere da un carcere di massima sicurezza in cui era detenuto. In seguito all’evasione iniziarono le sue prime minacce di morte a Papa Giovanni Paolo II. Wojtyła, prontamente soccorso, sopravvisse dopo essere stato sottoposto ad un intervento chirurgico di 5 ore e 30 minuti. Ali Ağca non ha mai voluto rivelare la verità sull’attentato e ha ripetutamente cambiato versione sulla dinamica dei fatti. Il 22 luglio 1981, dopo tre giorni di processo per direttissima, i giudici della corte di Assise, condannarono il killer turco all’ergastolo per tentato omicidio di Capo di Stato Estero. Il 13 giugno 2000, il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi concesse la grazia e il giorno successivo Ali Ağca venne estradato in Turchia dove è stato scarcerato nel gennaio 2010






I documenti esaminati dalla commissione Mitrokhin dimostrerebbero che l'attentato fu ideato dal KGB in collaborazione con la polizia della Repubblica democratica tedesca (Stasi) e con il sostegno di un gruppo terroristico bulgaro a Roma, che a sua volta si sarebbe rivolto ad un gruppo turco di estrema destra, i Lupi grigi. Una relazione di minoranza della stessa commissione non confermò questa tesi; tuttavia, alcuni documenti scoperti negli archivi sovietici e resi pubblici nel marzo 2005 sostengono la tesi che l'attentato sia stato ordinato dall'Unione Sovietica, timorosa dell’influenza di un papa polacco sui Paesi comunisti dell’Europa dell’Est.
Un documento della Congregazione per la Dottrina della Fede mette in relazione l’attentato al Papa con l'ultimo dei Segreti di Fatima. L'attentato ebbe luogo nel giorno della ricorrenza della prima apparizione della Madonna ai tre pastorelli portoghesi di Fatima e Giovanni Paolo II, certo che fu la mano della Madonna a deviare il colpo di pistola e a salvargli la vita, chiese che il bossolo del proiettile fosse incastonato nella corona della statua della Vergine a Fatima.





Il 27 dicembre del 1983, si recò nel carcere di Rebibbia per incontrare Ali Ağca, colui che aveva tentato di ucciderlo. I due ebbero un lungo colloquio privato e non ci è dato sapere le parole pronunciate tra il Papa e ill killer. Karol Wojtyla disse dopo l'incontro: “Ho parlato con lui come si parla con un fratello, al quale ho perdonato e che gode della mia fiducia”.





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