domenica 20 maggio 2012

L'omicidio di Massimo D'Antona




Il 20 maggio 1999 a Roma un commando delle Nuove Brigate Rosse di Mario Galesi e Nadia Desdemona Lioce uccide Massimo D'Antona, 51 anni, docente di diritto del lavoro all'Università "La Sapienza" di Roma e consigliere del ministro del lavoro Antonio Bassolino.
Lascia la moglie Olga e la figlia Valentina.
Erano da poco passate le 8.00 di mattina, del 20 maggio 1999 quando, il professor Massimo D'Antona, consulente del Ministero del Lavoro, si apprestava ad uscire dalla sua abitazione di via Salaria, angolo via Po, a Roma, per recarsi al lavoro nel suo studio, situato a poca distanza dal suo appartamento.  Superato l'incrocio con via Adda, all'altezza di un cartellone pubblicitario che lo nasconde dalla vista dalla strada, intorno alle ore 8.13, il professore, viene bloccato dal commando di brigatisti formato da Mario Galesi e Nadia Desdemona Lioce che sono già dalle cinque e mezzo, nascosti all'interno del furgone parcheggiato al lato della via. Un testimone oculare del delitto racconta di vedere un uomo e una donna che stavano fermi come se aspettavano qualcuno. Dopo qualche istante sente dei colpi sordi. Si gira a guardare e vede una "pistola lunga" e poi l'uomo che continuava a sparare mentre l'altro uomo era già a terra".






Secondo la deposizione processuale della pentita Cinzia Banelli, l'uomo che continuava a sparare era Mario Galesi che, armato di una pistola semiautomatica calibro 9x19 senza silenziatore, faceva fuoco su D'Antona, svuotando tutti i 9 colpi del caricatore e infliggendogli il colpo di grazia al cuore.
Conclusa l'azione i due si allontanano dal luogo del delitto: l'uomo verso via Basento dove sale in sella a un motorino "50", mentre la donna cammina ancora lungo via Salaria, incrociando un secondo testimone oculare che la descriva con: "i capelli corti e lisci, castano scuri, attaccati al volto e pettinati con la riga in mezzo, occhi grandi, piuttosto scuri e faccia grassottella.
E' un assassinio che colpisce un uomo, uno studioso raffinato, il sindacato, uno stile di relazioni fra intellettuali e governo, un progetto di modernizzazione dello Stato e del welfare.
Il 20 maggio è l'anniversario dello Statuto dei lavoratori (1970), una conquista di civiltà che segnò profondamente l'assetto dei rapporti sindacali e politici del nostro paese.
Il suo più recente impegno è stato per il Patto sociale e il Piano dell'occupazione, dove pure è riuscito ad introdurre la cultura nuova dell'unità delle regole fra "privato" e "pubblico", con il Ministero del lavoro ricondotto a quel ruolo di "amministrazione delle politiche del lavoro", da tempo ormai smarrito.
Chi ha conosciuto Massimo D'Antona ha avuto la precisa idea che lui fosse maturo per assumere, in un tempo non lungo, probabili responsabilità di governo. In questo senso, rappresentava la "classe politica di nuova generazione", per cui il suo assassinio è anche un messaggio di intimidazione verso quanti cercano di cambiare i codici tradizionali della politica, che è fatta - per gli autentici servitori dello Stato - di lavoro e sacrificio quotidiano, spesso oscuro, sempre disinteressato.



Nessun commento:

Posta un commento

VECCHIA ROMA cantata dai "coreAcore"