venerdì 25 maggio 2012

Sergio Leone






Figlio unico e d'arte (la madre è l'attrice Bice Valerian), nato a Roma il 3 gennaio 1929, fa la sua prima apparizione nel mondo del cinema come comparsa in Ladri di biciclette (Vittorio De Sica, 1948). Dopo la laurea in giurisprudenza, negli anni '50 collabora con i più importanti registi italiani, e figura come aiuto di illustri maestri stranieri durante l'epoca d'oro della "Hollywood sul Tevere". Ha già una lunga gavetta alle spalle quando si trova a sostituire Mario Bonnard per Gli ultimi giorni di Pompei (1959). Si è sposato ed ha appena superato i trent'anni quando firma (ufficialmente) la sua prima regia, Il colosso di Rodi (1960), film spettacolare con cui si guadagna l'ammirazione dei critici francesi. Con la "trilogia del dollaro" (Per un pugno di dollari, 1964; Per qualche dollaro in più, 1965; eIl buono, il brutto, il cattivo, 1966), come padre indiscusso del western-spaghetti si impone prepotentemente a livello internazionale e porta al successo un attore americano apparso in una piccola serie televisiva, Clint Eastwood, nonchè un "gigante" intravvisto in Mezzogiorno di fuoco, Lee Van Cleef. Ad eccezione di Claudia Cardinale (C'era una volta il West, 1968) , i protagonisti dei suoi film sono tutti uomini, tipi duri dalla pistola facile. Ma anche se sono pronti a sparare per primi e a tradirsi, conoscono bene le leggi dell'amicizia.








Dopo aver rifiutato un'offerta per dirigere Il padrino (The Godfather), lavorò per circa dieci anni a un proprio progetto epico, questa volta incentrato sulla mafia e i gangster americani: C'era una volta in America (1984) era un'idea nata prima ancora di C'era una volta il West.
Il film ebbe grande successo di pubblico e critica in tutto il mondo, tranne che negli USA in cui fu proposta dalla produzione una versione dimezzata nella durata, e sconvolta nella struttura temporale. Il rimontaggio dell'opera causò dunque un flop inevitabile sul mercato americano, anche se la versione originale proposta anni dopo in VHS riscosse grande apprezzamento.
Il film è considerato come uno dei migliori del genere nonché della storia del cinema. 






Non tutti sanno che Sergio Leone diresse Bianco Rosso e Verdone.
Non condividendo tutte le scelte di Carlo Verdone sul casting del film, Sergio Leone incaricò il fratello di Carlo, Luca, affinché gli comunicasse segretamente un resoconto quotidiano e dettagliato delle riprese.
Le riserve di Leone vertevano soprattutto sul personaggio di Furio, temendo che questi potesse risultare odioso al pubblico. Prima dell'uscita del film, organizzò una proiezione privata in casa sua cui parteciparono, oltre a Verdone, Alberto Sordi, Monica Vitti e il calciatore Paulo Roberto Falcão; Sordi gradì molto il personaggio di Furio, sciogliendo così ogni riserva per il produttore Leone.






Amicizia vera, fraterna, quella che lo lega ad Ennio Morricone (si conoscono dai tempi delle elementari), al quale affidò l'incarico di dirigere le colonne sonore di alcuni suoi film che, anche grazie alle sue musiche, divennero poi cult intramontabili.
Nella seconda metà degli anni '80 lavora con passione ad un altro film spettacolare. Stavolta sull'assedio di Leningrado, protagonista Robert De Niro. Progetto drammaticamente interrotto dalla sua scomparsa, avvenuta a Roma il 30 aprile 1989.




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