mercoledì 11 gennaio 2012

Il Carnevale romanesco

Il carnevale romano è oltretutto una festività antichissima che porta con sé una tradizione di secoli, e anche se le maschere romane non sono note come quelle di altre città italiane, ve ne sono alcune molto importanti.
La più famosa è il Rugantino maschera del teatro romano che impersona un tipico personaggio romanesco, er bullo de Trastevere, svelto co' le parole e cor cortello, il giovane arrogante e strafottente ma in fondo buono e amabile. L'aspetto caratteristico di Rugantino è l'arroganza, infatti il suo nome nasce dalla parola romanesca ruganza ovvero "arroganza". Un giovane vanaglorioso, abile con la parola quanto con i pugni, protagonista di una delle più romantiche e tragiche storie d'amore che si ricordino all'ombra del Colosseo. Il suo amore per la bella Rosetta lo trasformerà da briccone a eroe, capace di addossarsi la colpa dell'omicidio del marito di lei. Rugantino morirà giustiziato sulla forca. 


Rugantino

Se desiderate riprodurre da soli la maschera tenete in considerazione che Rugantino doveva presentarsi così: "Cor cappello a du'pizzi, cor grugno lungo du'parmi, co' 'na scucchia rivortata 'nsù a uso de cucchiaro, co' no' spadone che nun ce la po' quello der sor Radeschio, e co' le cianche come l'Arco de Pantano, se presenta, Signori mia, Rugantino er duro, nato 'nsto piccolo castelluccio e cresciuto a forza de sventole, perchè ha avuto 'gni sempre er vizio de rugà e d'arilevacce".
Altra maschera del carnevale romano è Meo Patacca, soprannome derivato dalla patacca, ossia dalla misera paga del soldato, corrispondente a 5 carlini.
Meo Patacca è un popolano attaccabrighe che incarna perfettamente lo spirito tradizionale del romano che ancora oggi viene rappresentato nel ristorante di piazza de' Mercanti, nel cuore di Trastevere, di nome non a caso Da Meo Patacca.



Cassandrino è invece un bravo padre di famiglia, credulone, non popolano, ma di origine nobile successivamente imborghesitosi.
Se avete la fama di essere dei creduloni mascherarsi da Cassandrino, raggirato negli affari e in amore, potrebbe essere un modo per fare auto ironia e vivere con filosofia il Carnevale.


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