lunedì 12 dicembre 2011

La notte delle Streghe a San Giovanni



Una delle feste religiose e profane più sentite a Roma era quella di San Giovanni patrono della città, il 24 giugno, durante la quale non mancava occasione di baldorie  e scherzi di ogni tipo. La festa cominciava la notte della vigilia, la cosiddetta “notte delle streghe”, durante la quale la tradizione voleva che le streghe andassero in giro a catturare le anime.
Era credenza popolare, infatti, che la notte di San Giovanni, infatti, i fantasmi di Erodiade e di sua figlia Salomè che avevano fatto decapitare il Battista e per questo condannate a vagare per il mondo su una scopa per espiare la colpa, chiamassero a raccolta tutte le streghe sui prati del Laterano.
La gente partiva da tutti i rioni di Roma, al lume di torce e lanterne, e si concentrava a San Giovanni in Laterano per pregare il santo e a mangiare le lumache nelle osterie e nelle baracche appositamente predisposte per la festa. Le lumache erano un piatto di prammatica, perché la tradizione voleva “ tante lumache, tante corna per le streghe”.



Tutti i partecipanti, prima di uscire di casa per andare in Piazza San Giovanni, provvedevano a rovesciare sull’uscio di casa una manciata di sale grosso ed a porvi vicino una scopetta di saggina: questo per non far entrare le streghe in casa poiché, essendo degli esseri estremamente curiosi, oltre che dispettosi, esse si sarebbero fermate sull’uscio a contare i grani di sale ed i fili di saggina. Così facendo, però, avrebbero perso ore preziose e sarebbero state sorprese, all’alba, dai raggi del sole, che le avrebbe dissolte, essendo loro degli esseri notturni.
La partecipazione popolare era massiccia, si mangiava e si beveva in abbondanza e soprattutto si doveva far rumore con trombe, trombette, campanacci , tamburelli e petardi di ogni tipo. Con questi rumori assordanti, secondo l’antica usanza, si potevano impaurire ed allontanare gli spiriti del male e le streghe, affinché non potessero cogliere certe erbe che sbocciate e colte in quella notte costituivano la materia prima per i loro incantesimi.
In questa atmosfera festaiola, caratterizzata da allegria sfrenata, erano inevitabili le risse, provocate dai più attaccabrighe, e alla fine finiva sempre per scapparci qualche coltellata.
La festa si concludeva all'alba quando il papa, dopo lo sparo del cannone di Castello, si recava a San Giovanni per celebrare la messa alla presenza delle autorità religiose e politiche, dopo la quale dalla loggia della basilica gettava monete d'oro e argento: il lancio, ovviamente, scatenava la folla presente.
Nell’ambito dei festeggiamenti, dal 1891 venne organizzato annualmente, proprio durante quella particolare notte, un festival della canzone romana in seguito tramontato; dopo un lungo periodo di silenzio, dal 1991 il Festival è ripreso nell'ambito della Festa de' Noantri, mentre la tradizionale festa di San Giovanni ha perso praticamente del tutto l'antica importanza.

1 commento:

  1. Figurati se non mi tuffavo a leggere questo post.... Questo ancora non era passato sotto i miei occhi... Non conoscevo tutta la storia e la tradizione, e naturalmente tu hai colmato la mia lacuna. Io ho dei ricordi quando da bambina mi portavano alla festa di san Giovanni. Ho ancora dei flash di tante ceste di vimini piene zeppe di lumache e di tanti camion con i piazzisti della più disparata feccia... Imbonitori, tanti. Ma che con la loro parlantina ti facevano credere anche che ... gli stracci erano di seta (per non usare un altro eufemismo meno... chic!!)
    E poi adesso la festa di san Giovanni non ha più alcun sapore di un tempo. Ci sono questi mega concerti, ricchi di tanti ragazzi che sono ubriachi già alle otto del mattino. Ci ho fatto tante volte servizio per assistenza sanitaria... e che tristezza!! Grazie per questo bel post e per la segnalazione. Ma prima o poi ci sarei arrivata!!!

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