mercoledì 7 dicembre 2011

Il massacro del Circeo



E’ il pomeriggio del 29 settembre quando Rosaria Lopez e Donatella Colasanti si incontrano con Gianni Guido e Angelo Izzo per fare una gita verso il mare. A bordo di una FIAT 127 bianca, i quattro ragazzi giungono a Villa Moresca a San Felice Circeo, di proprietà della famiglia Ghira, dicendo che Andrea sarebbe arrivato dopo poco. L’arrivo alla villa coincide per le ragazze con l’inizio dell’inferno. Dapprima rinchiuse nel bagno, poi a turno torturate e seviziate. Dopo molte ore, Rosaria Lopez viene annegata nella vasca da bagno. Donatella Colasanti, dopo essere stata più volte colpita con molta forza, riesce a sopravvivere fingendosi morta. I tre ragazzi, giovani neofascisti figli della “Roma bene”, volevano divertirsi. Provavano disprezzo per queste due ragazze provenienti dalla borgata, e decisero di abusare di loro. E’ oramai la sera del 30 settembre: Gianni Guido, Andrea Ghira e Angelo Izzo caricano le due ragazze nel baule dell’automobile e tornano a Roma. Parcheggiano in via Pola e vanno a mangiare. La salvezza di Donatella arriva nel momento in cui i suoi richiami vengono uditi da una pattuglia.




Ritrovamento della Colasanti ancora viva

Nel processo sono stati tutti condannati all’ergastolo con sentenza definitiva. Ghira riuscì a fuggire prima del processo; gli inquirenti hanno recentemente affermato di aver trovato la sua tomba in Spagna. Non è confermata l’identità della salma. Guido ha avuto la pena ridotta a 30 anni. Izzo, uscito dalla prigione, si è recentemente reso colpevole di un duplice omicidio. E’ tornato in carcere.



Gianni Guido al processo


L'arresto di Angelo Izzo

L’opinione pubblica: unanime fu la condanna all’orribile gesto. Dalle colonne di molti giornali, importanti firme del giornalismo italiano cercarono di capire le motivazioni di questo delitto. Tra i tanti, menzioniamo lo scambio che ci fu tra Italo Calvino (sul “Corriere della Sera”) e Pier Paolo Pasolini (sul “Mondo”). Il primo individua la responsabilità di quei fatti nella cultura borghese, consumistica e superficiale. Pasolini, invece, mette in luce un malessere più diffuso, quello che non colpisce solo i figli della borghesia, ma molto spesso anche i giovani sottoproletari delle periferie, i quali, nell’impossibilità del riscatto sociale, diventano violenti.

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