domenica 9 ottobre 2011

I Sampietrini

Storia

Il sampietrino, detto anche “selcio”, è il piccolo blocco di selce estratto dalle cave poste ai piedi dei Colli Albani (ma anche dalle zone vulcaniche del viterbese). Per estensione si usa la stessa definizione anche per blocchetti simili di altro materiale, per esempio porfido.
Col termine “sampietrini” si intende il lastricato tipico nel centro storico di Roma. Esso è costituito da piastrelle, cubetti tagliati in forma di piramide tronca, disposti gli uni a fianco agli altri, utilizzati in passato per la pavimentazione delle strade italiane, ma soprattutto romane.
I primi “selciati” appaiono nella tradizione romana in età abbastanza moderna: inventati nel Cinquecento per far scivolare meglio le carrozze, poiché in grado di essere levigato dall’attrito dei carri, hanno preso il nome di “sanpietrini” o “sampietrini” perché i primi furono messi appunto in piazza San Pietro.
Papa Sisto V nel il 1585 li usò per la prima volta, mentre Clemente XII Corsini nel 1736 ne fece largo uso sulle strade dei rioni (allora ancora 14) e su via del Corso, dove nei giorni delle corse venivano ricoperti con sabbia e trito di tufo. L’uso del sampietrino per lastricare le strade soprattutto di Roma si fa via via più frequente nei secoli XVII e XVIII. Con l’Unità d’Italia il sampietrino diventa un materiale molto richiesto.
A piazza Navona, dopo la Breccia di Porta Pia (1870), fu rinnovata la pavimentazione con la costruzione di un grande marciapiede centrale in sampietrini.
A Montecompatri fu fondata, il 14 dicembre del 1890, la “Cooperativa dei Selciaroli di Alfedena”, operai specializzati giunti a Roma al tempo in cui la Capitale d’Italia espresse un enorme fabbisogno di manodopera specializzata per la pavimentazione stradale dei nuovi quartieri in costruzione.
La cooperativa sorse per volontà degli stessi selciaroli provenienti dal paesino abruzzese di Alfedena per lavorare alle cave di basalto site in località Laghetto all’altezza del ventesimo chilometro della via Casilina.
Lì si stabilirono e fondarono la frazione di Laghetto che oggi rappresenta il più importante centro industriale di Monte Compatri.
Ancora nel ’27 oltre la metà delle strade di Roma era lastricata in sampietrini.
I sampietrini furono molto usati, in modo improprio e come dimostrano certe immagini del Pinelli, o come dicono alcuni sonetti del Belli e canzoni popolari romanesche (per esempio “Sora Menica”), in tutte le rivolte di piazza o nelle sassaiole tra i diversi rioni.


Tecniche

Il sampietrino originario viene ottenuto spaccando la selce – dunque non tagliando il materiale con seghe meccaniche. Questo sistema permette di far si che la superficie delle facce corrisponda al naturale distacco dai punti “deboli” del blocco, ovvero alle naturali linee di sfaldatura, evitando dunque che le stesse linee di sfaldatura rimangono incluse all’interno del sampietrino che avrà, quindi, il massimo della solidità.
Ne esistono di diversi tipi e dimensioni: i più grandi misurano 12 x 12 x 18; quelli più comuni misurano 12 x 12 x 6 e hanno forma quasi cubica; mentre i più piccoli, 6 x 6, sono molto rari ma si trovano in alcuni dei luoghi più incantevoli della città tipo in piazza Navona.
Ha il pregio di “lasciar respirare il terreno” grazie agli spazi tra una piastrella e l’altra; inoltre si può adattare molto facilmente all’irregolarità del terreno ed è molto resistente.
Estrazione, posa in opera e manutenzione del sampietrino sono stati affidati per secoli all’arte del "selciatore" e del "selciarolo".
L’operaio lavorava secondo tecniche che consentivano sia di ottenere materiali da costruzione ottimali – come già visto – sia di costruire ed effettuare manutenzione sulle strade in maniera da garantire la massima solidità e conservazione di strutture e materiali nel tempo.
Essenzialmente il successo di questa “missione” era dato da due fattori: l’operaio specializzato operava, sia per la produzione che per la posa in opera e la successiva eventuale manutenzione, su un unico selcio per volta, soprattutto per la fase di posa in opera e manutenzione il “selciarolo” utilizzava strumenti in legno per evitare di scheggiare i blocchetti di selce. Oggi, al contrario, l’operaio, non specializzato, opera su più sampietrini e contemporaneamente; il lavoro avviene attraverso l’utilizzo di macchine, ruspe per l’estrazione, compressori per la posa in opera.

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