sabato 29 ottobre 2011

Delitto Pasolini



Ostia, 2 novembre 1975. 
Una donna, che si trova a passare sul lungomare di Ostia, vede, in via dell'Idroscalo, un cadavere disteso su una strada accidentata. È un uomo completamente sfigurato. Si scoprirà qualche ora più tardi che si tratta di Pier Paolo Pasolini.
Sul corpo gli investigatori trovano evidenti segni di pneumatici di un'auto, con la quale qualcuno era passato sul corpo di Pasolini (un'auto che risulterà poi essere quella della stessa vittima) e gravi ferite alla testa e al torace.
La faccia deformata dal gonfiore è nera di lividi. Le dita della mano sinistra fratturate e tagliate. La mascella sinistra fratturata.

Corpo martorizzato di Pasolini


Il naso appiattito deviato verso destra. Le orecchie tagliate a metà, e quella sinistra divelta, strappata via. Secondo la perizia medico-legale la morte è sopraggiunta per lo sfondamento del torace all'altezza del cuore, dopo che era già in atto un'emorragia cerebrale provocata dalle violente percosse inferte alla vittima. Nell'area circostante vengono trovati i resti di alcuni attrezzi usati per il pestaggio: un paletto e una tavoletta di legno, macchiati di sangue, la camicia dello scrittore (anch'essa imbrattata di sangue), ciocche di capelli e altro. Alcuni reperti vengono scoperti a 90 metri dal corpo.
Nel corso della notte tra il 1° e il 2 novembre 1975, quella in cui viene barbaramente assassinato il poeta, scrittore e regista tra i più grandi tra quanti ne abbia avuto il nostro paese, i carabinieri fermano Giuseppe Pelosi, un giovane di 17 anni, detto ''Pino la rana'', alla guida di un' Alfa 2000 Gt rubata, che poi risulterà di proprietà dello scrittore. La stessa con quale qualcuno aveva posto il sigillo finale alla sua vita. Pelosi viene portato in caserma. Interrogato dai carabinieri il giovane ammette il furto e fa cenno a un anello di sua proprietà, che gli investigatori troveranno vicino al corpo di Pasolini.

 
Pelosi al momento dell'arresto

Arrestato il 2 novembre, Pelosi viene accusato di furto d'auto, ma in carcere si vanta subito, con un compagno di cella, di essere stato lui a uccidere Pasolini. Con il ritrovamento del cadavere e di fronte all'evidenza dei fatti, Pelosi il giorno stesso confessa l'omicidio. Il giovane dichiara di aver incontrato Pasolini la sera del 1° novembre a Roma presso la stazione Termini. Di essere salito in auto con lo scrittore e dopo una cena in una trattoria vicino alla Basilica di San Paolo, passata la mezzanotte, di aver raggiunto il luogo dove poi era stato trovato il corpo.
Lì - Pelosi riferisce agli inquirenti -, avrebbe sulle prime accettato e poi rifiutato di avere un rapporto sessuale con lo scrittore. Sceso dall'auto, racconta durante l'interrogatorio di essere stato inseguito da Pasolini che vistosi respinto avrebbe reagito violentemente colpendolo con un bastone. A quel punto, secondo Pelosi, sarebbe scattata la sua reazione violenta. Il percorso processuale della vicenda è relativamente veloce. La sentenza di primo grado è datata 26 aprile 1976, quella d'appello 4 dicembre 1976. La Corte di Cassazione si esprimerà in modo definitivo il 26 aprile 1979: Pelosi se la cava con una condanna a nove anni. Ne sconterà soltanto sette, uscendo in semilibertà.
Nel maggio 2005, dopo trent'anni, Pino Pelosi clamorosamente cambia versione dei fatti. E dice: ''Non fui io a uccidere Pasolini'', rilanciando una pista investigativa mai battuta fino in fondo ma ipotizzata più volte: la possibilità che Pasolini sia stato massacrato da un gruppo di picchiatori, che volevano “dargli una lezione''. Perché Pelosi lo fa soltanto ora? ''Perché sono solo, non ho più famiglia, i miei sono morti. Ho 46 anni e pago da sempre quell'omicidio. E poi perché queste persone saranno morte, probabilmente''.

Monumento a Pasolini

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