giovedì 15 settembre 2011

L'omicidio di Walter Rossi



Roma, 1977, il 29 settembre una giovane di 19 anni, Elena Pacinelli, venne colpita da tre proiettili mentre si trovava in piazza Igea in compagnia di altri ragazzi di sinistra di fronte ad una casa occupata nel quartiere Trionfale; a seguito dell'accaduto il giorno successivo fu organizzato un volantinaggio di protesta nel quartiere della Balduina, storica roccaforte missina della capitale.
Il gruppo di attivisti del movimento venne a trovarsi in Viale medaglie d’oro, nei pressi di una sezione del Movimento Sociale Italiano da cui uscirono alcuni militanti di estrema destra che, seguendo un sopraggiunto blindato della polizia che si trovava nelle vicinanze, avanzarono verso i manifestanti. Dal gruppo dei neofascisti furono sparati alcuni colpi di pistola all'indirizzo dei giovani di sinistra ed uno di questi colpì Walter Rossi alla nuca che morì prima dell'arrivo in ospedale; nella sparatoria un'altra persona fu accidentalmente colpita: un benzinaio che rimase leggermente ferito.
Nessun provvedimento venne preso a carico dei numerosi poliziotti presenti sul luogo: dieci di essi erano a bordo del furgone blindato, tre in una volante vicina ed almeno due a piedi in borghese; su di essi gravarono comunque le accuse di collusione con gli aggressori. In particolare tutti i testimoni presenti al fatto assicurarono che nulla venne fatto per fermare i neofascisti prima, durante e dopo i colpi di pistola che essi esplosero contro i manifestanti e che, viceversa, le forze dell'ordine per diversi minuti impedirono i soccorsi a Walter Rossi sia colpendo chi cercava di avvicinare il giovane agonizzante sul terreno, sia evitando di chiamare un'ambulanza.
Nel 1981 alcuni pentiti indicarono nelle persone di Cristiano Fioravanti ed Alessandro Alibrandi i possibili assassini, confermando le testimonianze dei giovani di sinistra presenti al fatto; Cristiano Fioravanti, arrestato in seguito con l'accusa di appartenenza ai Nar, ammise di avere fatto parte del gruppo uscito dalla sezione del Movimento Sociale insieme ad Alessandro Alibrandi e che entrambi erano armati, attribuendo tuttavia ad Alibrandi il colpo mortale in quanto la sua arma si sarebbe inceppata impedendogli di sparare; le sue affermazioni furono successivamente confutate dalle testimonianze rese dai compagni di Walter Rossi, i quali sostennero tutti che tale colpo fu invece esploso da Fioravanti.
A seguito della morte di Alibrandi, avvenuta in uno scontro a fuoco con la polizia, il procedimento penale fu archiviato; Fioravanti venne condannato ad una pena di nove mesi e 200.000 lire di ammenda solo per i reati concernenti il possesso di arma da fuoco.
La vicenda giudiziaria si è definitivamente chiusa nel 2001 con l’incriminazione di tre compagni di Walter per falsa testimonianza ed il non luogo a procedere, per non aver commesso il fatto, nei confronti di Cristiano Fioravanti, che ora vive libero, sotto altro nome, protetto dallo stato.

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(... nel prossimo numero: La Strage di Acca Larentia ... )

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