domenica 11 settembre 2011

Il rogo di Primavalle - Miki Mantakas




Nella notte del 16 aprile 1973 alcuni aderenti all'organizzazione extraparlamentare di estrema sinistra Potere Operaio versarono benzina sotto la porta dell'appartamento abitato dalla famiglia composta da Mario Mattei, dalla moglie Annamaria e i figli, al terzo piano delle case popolari di via Bernardo da Bibbiena.
Mattei era allora il Segretario della Sezione del MSI in via Svampa a Primavalle.
Divampò un incendio che distrusse rapidamente l'intero appartamento. La madre Annamaria e i due figli più piccoli, Antonella di 9 anni e Giampaolo di soli 3 anni, riuscirono a fuggire dalla porta principale. Altre due figlie si salvarono: Lucia, di 15 anni, aiutata dal padre Mario si calò nel balconcino del secondo piano e da li si buttò, presa al volo ancora dal padre. Silvia, 19 anni, si gettò dalla veranda della cucina e riportò incredibilmente solo qualche frattura. Due dei figli, Virgilio di 22 anni e il fratellino Stefano di 10 anni morirono carbonizzati, non riuscendo a gettarsi dalla finestra. Il dramma avvenne davanti ad una folla che si era accumulata nei pressi dell'abitazione, e assistette alla progressiva morte di Virgilio, rimasto appoggiato al davanzale, e di Stefano, scivolato all'indietro dopo che il fratello maggiore che lo teneva con sé perse le forze.
Gli attentatori lasciarono sul selciato una rivendicazione della loro azione: “Brigata Tanas – guerra di classe – Morte ai fascisti – la sede del MSI – Mattei e Schiavoncino colpiti dalla giustizia proletaria”.

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Il 28 febbraio 1975, a due anni dall'eccidio di via Bibbiena, durante una delle numerose udienze al processo per la strage di Primavalle, scoppiarono diversi tafferugli sia davanti la Procura in piazzale Clodio sia nella sede missina di via Ottaviano dove rimase ucciso Miki Mantakas, giovane di origine grega militante del Fronte Universiatrio d'Azione Nazionale.



 La giornata inizia con un tafferuglio all'ingresso del Palazzo di Giustizia nel settimo giorno del processo per la strage di Primavalle dove c'è Achille Lollo alla sbarra e gli iscritti al MSI hanno dato vita a manifestazioni fin dal primo giorno. Gli scontri fra le parti si acuiscono anche per l'arrivo dei manifestanti di un corteo della sinistra non autorizzato da Primavalle fino a piazzale Clodio; i manifestanti si scontrano subito con la polizia, con altri incidenti anche davanti al Tribunale. Tra i manifestanti in prima fila si trova il ventenne Alvaro Lojacono che si scontra con un avversario politico, divisi poi dai carabinieri del maggiore Antonio Varisco, che è l'ufficiale responsabile dell'ordine pubblico a Palazzo di Giustizia, e che qualche anno dopo verrà assassinato dalle Brigate Rosse.
All'una, con la sospensione dell'udienza, i manifestanti del corteo di sinistra si spostano verso la sede missina di via Ottaviano, 9 per assaltarla. Fabrizio Panzieri e Lojacono sparano verso l'ingresso del palazzo appostati alla sinistra del portone. Mantakas, asserragliato nell'edificio con altri ragazzi, viene fatto uscire dalla portiera dello stabile da un altro ingresso del palazzo, posto direttamente sulla Piazza del Risorgimento, al civico 24; con un altro coetaneo, corre quindi verso lo spigolo dell'edificio per recuperare il controllo dell'ingresso, armato di una cintura stretta in pugno, ma svoltato l'angolo viene preso in piena fronte da un colpo calibro 38 sparato da Lojacono giratosi di scatto verso i due militanti missini accorrenti. Dopo due ore di agonia, Mantakas muore alle 18,45 in punto.
In primo grado (nel marzo del 1977) Lojacono viene scagionato dall'accusa di omicidio. In secondo grado gli viene inflitta la condanna a sedici anni di reclusione. Ricorrendo in Cassazione, rimane in libertà durante la quale commetterà altri gravi reari. Per questi sconterà nove anni di carcere e ne passerà due in semilibertà, prima di essere liberato; ma non sconterà neanche un giorno per l'assassinio di Miki Mantakas in quanto non viene rinviato a giudizio o promossa l'accusa di omicidio.

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