martedì 23 agosto 2011

Le statue "parlanti" di Roma

Fin dagli inizi del XVI secolo, cartelli satirici venivano appesi nottetempo presso tali statue, che sorgevano in luoghi ben frequentati della città, così che la mattina seguente chiunque potesse leggerli (o farseli leggere, dato che la stragrande maggioranza della gente era analfabeta!), prima che fossero rimossi dalle guardie. Le sei statue erano anche note col nome collettivo di "il Congresso degli Arguti".
I cartelli a volte recavano poesie, a volte dei dialoghi umoristici; nella maggior parte dei casi bersaglio della satira era il papa. E gli autori, ovviamente, rimanevano ignoti.
Ai tempi in cui il papa governava la città con pugno di ferro, i potenti tremavano nell'udire i soprannomi di questi eroi di pietra, come se fossero stati paladini in carne ed ossa, ma sopra ogni altra cosa essi temevano le loro lingue taglienti.
Infatti queste statue sono l'arma con la quale Roma si è sempre opposta all'arroganza e alla corruzione delle classi dominanti con grande senso dell'umorismo.
A questi sei personaggi, che parlavano per bocca del popolo, furono dati dei soprannomi.

1. Pasquino.



E' sicuramente la più famosa. Dal 1501 questa figura si trova in un piccolo slargo alle spalle di piazza Navona; la stessa piazzetta ora porta il nome della bizzarra statua. Si tratta di un torso di figura maschile, probabilmente risalente al III secolo aC. È in uno stato di conservazione così cattivo che è impossibile stabilire con certezza chi rappresenti: sono state fatte diverse ipotesi (un gladiatore, una divinità, un eroe) ma la più probabile è che raffigurasse il re Menelao in un classico gruppo della tradizione scultorea ellenistica di cui sono noti diversi esempi compatibili con Pasquino (cfr. illustrazione in basso a sinistra).
Anche sull'origine del soprannome si sa poco; vuole la leggenda che la statua fosse stata rinvenuta presso una bottega di barbiere (o secondo un'altra versione, un'osteria) il cui proprietario si chiamava per l'appunto Pasquino.
Questa statua parlante mantenne la popolarità attraverso i secoli e le burle contenute nei cartelli lasciati lì accanto o appese al collo del torso presero il nome di "pasquinate".

Pasquino oggi

Quanto Pasquino fosse odiato e temuto dai papi lo dimostra il fatto che lo scorbutico Adriano VI (1522-23), unico pontefice olandese della storia, diede ordine addirittura di far gettare la statua nel Tevere... Ma la sua precoce morte permise all'eroe popolare di rimanere saldamente al suo posto. E a Santa Maria dell'Anima, chiesa della nazione germanica dove il pontefice fu tumulato, sita a non più di 200 metri dal torso parlante (coincidenza davvero bizzarra!) comparvero questi versi: «Papa Adriano è chiuso qui. Fu un tristo: con tutti ebbe a che far, fuorché con Cristo».

2. Marforio



Enorme scultura marmorea di epoca romana, risalente al primo secolo, raffigurante forse il dio Nettuno, l’Oceano o il Tevere. E' una delle sei statue parlanti di Roma, forse la più nota dopo Pasquino.
Marforio era infatti considerato la "spalla" di Pasquino poiché in alcune delle satire le due statue dialogavano fra di loro: in genere, una faceva domande riguardo ai problemi sociali, alla politica, ecc. mentre l'altra rispondeva a tono con una battuta. Queste erano le pasquinate, finalizzate a colpire anche pesantemente e sempre in modo anonimo i personaggi pubblici più in vista nella Roma del XVI e XVII sec.


3. Il Facchino. 


Posta originariamente in via del Corso sulla facciata principale del Palazzo del Banco di Roma, nei pressi di piazza Venezia, nel 1874 fu spostata nella posizione attuale, sulla facciata laterale dello stesso palazzo, in via Lata. Rappresenta una figura maschile, con il viso quasi completamente rovinato, mentre versa acqua da una botte. È la più giovane delle statue parlanti, risalendo infatti al 1580, anno in cui Jacopo Del Conte la realizzò su incarico della Corporazione degli Acquaroli (ma c'è chi la attribuisce addirittura a Michelangelo). Rappresenta infatti un “acquarolo”, quella figura che, fino a quando, alla fine del ‘500, i pontefici ripristinarono gli acquedotti, prendeva l’acqua dalle fontane pubbliche e la rivendeva porta a porta.


4. Madama Lucrezia. 



E', delle sei statue parlanti, l’unica rappresentante femminile. Colossale busto di epoca romana, alto circa 3 metri, attualmente posto su un basamento all’angolo tra il Palazzetto Venezia e la Basilica di San Marco, nell’omonima piazza. Non si è potuta assegnare una identificazione certa, e le ipotesi sul personaggio raffigurato sono molteplici: la più accreditata sembra essere la dea Iside (o una sua sacerdotessa) perché il nodo della veste sul petto è una caratteristica che ricondurrebbe a quel culto. Il nome Lucrezia invece deriva dal fatto che il busto marmoreo fu donato a Lucrezia d'Alagno, l’amante di Alfonso V d'Aragona, re di Napoli.


5. L'Abate Luigi


In piazza Vidoni, non lontano da piazza Navona, sul muro sinistro della chiesa di Sant'Andrea della Valle c'è la statua chiamata appunto l' Abate Luigi. Questa raffigura un uomo con una toga di foggia tardo-romana; il soprannome fu probabilmente ispirato dal sacrestano della vicina chiesa del Sudario, il quale - secondo la tradizione popolare - rassomigliava molto alla figura scolpita.
La piazza era la collocazione originale dell'Abate, ma nel corso dei secoli la statua cambiò sede diverse volte, tenuta in scarsa considerazione, finché nel 1924 non fu ricollocata nel medesimo spiazzo


6. Il Babuino


Il Babuino (cioè babbuino) è una figura distesa di sileno, davanti alla chiesa di Sant'Attanasio dei Greci, nella centrale via del Babuino. Funge da elemento decorativo per una fontana semplicissima, una volta usata per abbeverare i cavalli, sul cui bordo il vecchio personaggio sta appollaiato sin dal Rinascimento.
Il soprannome dato alla figura è la conseguenza della faccia ghignante del sileno, ora resa ancora più grottesca dall'usura del tempo.



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