sabato 23 luglio 2011

Rione XX - Testaccio

Stemma: anfora d'oro su campo rosso. Superficie: mq 662.800.
Il nome deriva dai "cocci", in latino testacea, dei quali è formata la collina, cosiddetto Monte Testaccio alto circa 30 metri (54mt sul livello del mare), che sovrasta il rione. Questi cocci sono quelli delle anfore olearie, le quali, una volta scaricate dalle navi nel vicino porto fluviale di Ripa Grande, venivano frantumate poichè, avendo contenuto olio, erano ormai invendibili. Caricate su carri venivano gettate sempre nello stesso luogo, una sorta di discarica a cielo aperto che nel corso degli anni ha assunto le dimensioni di collina.


Il nome antico del rione era Prati del Popolo Romano, zona dove gravitavano i grandi magazzini del porto di Roma. Inoltre qui venivano scaricati tutti i marmi provenienti da fuori che servivano per le costruzioni della città. A ricordo di ciò, la strada principale di Testaccio è chiamata via Marmorata.
Ai fianchi della collinetta dei cocci furono scavate in tempi antichi delle grotte, sfruttate nel corso dei secoli per diverse ragioni, prima come deposito munizioni dai bombardieri di castel Sant'Angelo, poi come depositi per il vino fresco. Oggi ospitano ristoranti e locali notturni, evoluzione delle antiche osterie che erano state meta delle feste e scampagnate dei romani. 
Nel '500 era famoso nel rione il Carnevale, durante il quale tra i vari festeggiamenti si svolgeva il "gioco di Testaccio" che consisteva nel portare su carrette, fin sulla cima del Monte, un branco di maiali ben pettinati e rasati per poi lasciarli precipitare senza alcun controllo. Arrivati a valle, le carcasse degli animali massacrati erano oggetto di furibonde risse tra coloro che volevano accaparrarsi il pezzo migliore. In romanesco questo gioco si chiamava ruzzicane li porci da Testaccio e la frase veniva anche usata come avvertimento o minaccia.
Il rione che vediamo oggi fu costituito nel 1921, dopo essere stato ripopolato con case di cooperative e dell'Istituto Case Popolari.


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