domenica 31 luglio 2011

Pimpaccia o Donna Olimpia (1592-1657)




Un altro famoso fantasma romano, si dice, apparirebbe nel cuore della notte a bordo di una carrozza nera, manifestandosi all'improvviso lungo Ponte Sisto, mentre corre all'impazzata in direzione di Trastevere. 




lo stemma Pamphilj
Olimpia Maidalchini nacque da una famiglia di Viterbo di modeste condizioni; la giovane era molto ambiziosa, astuta, e anche belloccia, tutte qualità che le permisero di diventare un'eccellente arrampicatrice sociale.
Il suo primo marito fu un uomo ricco, che morì assai presto. Aveva solo vent'anni quando si risposò, e anche stavolta il consorte era di una trentina d'anni più anziano di lei. Il suo nome era Pamphilio Pamphilj, fratello del cardinale che pochi anni dopo sarebbe diventato papa Innocenzo X. Questa volta Olimpia ce l'aveva proprio fatta.

Quando anche il secondo marito passò a miglior vita, il potere di Donna Olimpia raggiunse l'apice, poiché esercitava una forte influenza sul cognato, tanto che presto divenne l'unica persona dei cui consigli il papa si fidasse realmente. Per tale ragione gli ambasciatori, gli artisti, i mercanti, i politici, e tutti i personaggi di rilievo a Roma le offrivano ricchi doni, per conquistarne la benevolenza ed essere presentati favorevolmente ad Innocenzo X.
La sua residenza urbana era Palazzo Pamphilj, un grande edificio all'estremità meridionale di piazza Navona, da dove ella in pratica regnava come una regina. I Pamphilj avevano numerose altre proprietà, fra cui una famosa villa suburbana, ora parco pubblico, situata alle spalle del Vaticano, nella periferia della Roma seicentesca.

Donna Olimpia, busto di A.Algardi















Palazzo Pamphilj in piazza Navona

Donna Olimpia sapeva di essere impopolare, ma non gliene importava poi molto, dato che le sue enormi ricchezze e la sua posizione sociale la mettevano in condizione di ottenere qualsiasi cosa avesse desiderato, fintanto che aveva per cognato il papa.


Nel 1655, appena poche ore prima della morte di Innocenzo, rendendosi conto che senza di lui avrebbe potuto perdere tutto, riempì due casse di monete d'oro, le caricò su una carrozza, e fuggì via a tutta velocità. Non tornò mai più a piazza Navona.
Al popolo Donna Olimpia non piaceva affatto, né questo era contento di essere retto da una donna che una volta era stata a sua volta una popolana, e che per giunta veniva da un piccolo centro fuori Roma. La soprannominarono Pimpa o Pimpaccia, e su di lei fiorirono diverse invettive ironiche, regolarmente affisse presso la "statua parlante" di Pasquino, che per coincidenza si trova proprio dietro l'angolo di Palazzo Pamphilj. Furono udite persino delle voci secondo cui sarebbe stata l'amante del papa, probabilmente solo un pettegolezzo, ma chiaramente indicativo dei sentimenti che il popolo nutriva nei suoi confronti.













il casino di Villa Pamphilj, un tempo situato fuori della città


Ponte Sisto, uno dei più antichi di Roma (Sisto IV, 1475)
Il papa successore di Innocenzo, Alessandro VII, la esiliò a San Martino al Cimino (piccolo centro appena a nord di Roma); invitata a restituire l'oro che si era portata via, Donna Olimpia si rifiutò. Morì di peste due anni dopo.
La sua avidità diede vita alla tradizione popolare secondo cui appare a Ponte Sisto sulla carrozza, assieme al suo bottino di monete; infatti, questo ponte collega le sponde del Tevere lungo la traiettoria più breve per andare da piazza Navona alla Villa Pamphilj.

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